I Nostri Successi
- Bensos
e' stata ammessa alla finale del premio Etica e Impresa 2009, che valorizza
i migliori accordi e le migliori pratiche di Responsabilità Sociale di
Impresa.

- Bensos
e' orgogliosa di annunciare l'avvenuta CERTIFICAZIONE
ECO - BIOLOGICA
con il marchio ICEA-AIAB "Detergenza Pulita" (.pdf 114 kB)
del primo
prodotto Bensos, il Lavastoviglie
Industriale.


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Criteri
Nella prima parte di questa pagina spieghiamo i criteri generali che ci siamo imposti nella selezione delle materie prime; nella seconda parte, parliamo specificamente delle singole sostanze.
- Biodegradabilita' rapida
-
- Bassa tossicita' a lungo termine e Bioaccumulazione
-
- Bassa tossicita' per gli organismi acquatici
-
- Biodegradabilita' anaerobica
-
- Basso grado di etossilazione
-
- LE SOSTANZE SCELTE, QUELLE SCARTATE E IL PERCHE'
-
- Agenti sequestranti
-
- Conservanti
-
- Candeggianti ottici
-
- Tensioattivi etossilati e diossano
-
- Sodio lauril solfato
-
- Potassio coccoato
-
- Enzimi
-
- Olii essenziali
-
- Sulle analisi condotte sugli animali
-
- GLOSSARIO e TERMINOLOGIA
BIODEGRADABILITA' RAPIDA (Test OECD 301 A-F):
Il primo aspetto da considerare in un prodotto a basso impatto
ambientale e' la possibilita' da parte dell'ambiente di smaltire
velocemente ognuna delle sostanze impiegate per realizzarlo. Si pensi
che in Europa si consumano ogni anno milioni di tonnellate fra
detersivi domestici e detergenti per uso personale (rispettivamente
7.300.000 t/anno e 1.900.000 t/anno, stima al 1998. Fonte:
Environmental Project No. 615 2001, Miljoprojekt - Danish Ministry of
Environment), oltre ai detersivi per uso professionale.
Di queste tonnellate/anno immesse nelle acque di scarico dopo l'uso
come detergenti, una parte passa attraverso impianti di depurazione e
una parte no.
Gli impianti di depurazione si occupano di sottoporre le sostanze
presenti nelle acque di scarico a trattamenti di vario tipo:
filtrazioni, trasformazioni in sostanze piu' semplici ad opera di altre
sostanze chimiche aggressive oppure ad opera di batteri "buoni"
coltivati in biomasse dette "fanghi attivi", oppure distruzione con
radiazioni ultraviolette o con trattamenti chimico-fisici di vario
genere. Le eventuali sostanze refrattarie a questi trattamenti vengono
trattenute in filtri a carbone attivo posti alla fine dell'impianto; la
loro distruzione avverra' in appositi inceneritori per rifiuti tossici.
E gli scarichi che non vengono convogliati nel depuratore?
Se ne vanno nei corsi d'acqua: dagli stagni, torrenti e fiumi, ai laghi
e mari. Le sostanze che tendono ad annidarsi nel suolo, dai corsi
d'acqua si fermano sul fondale o nei sedimenti. Dai corsi d'acqua, in
talune situazioni possono passare nelle falde acquifere.
Se le sostanze presenti nelle milioni di tonnellate all'anno di
detersivi fossero tutte in grado di essere degradate in pochi giorni
dai batteri "buoni" naturalmente presenti nei corsi d'acqua, allora
molte situazioni di degrado ambientale non esisterebbero neppure. Ma
siccome non e' cosi'... molte di queste sostanze continuano ad
accumularsi nei corsi e negli specchi d'acqua. Alcune sono tossiche per
l'Uomo, altre sono tossiche per gli organismi che vivono nelle acque,
altre sono in grado di alterare gli ecosistemi in cui questi organismi
vivono, causando l'estinzione di alcune specie viventi e la
sovrappopolazione di altre.
E' di primaria importanza evitare l'uso di sostanze che biodegradino
lentamente o che non biodegradano affatto, presenza invece comunissima
nei detersivi convenzionali e anche in molti prodotti denominati
ecologici.
I Test OECD 301 A-F di Biodegradabilita' rapida.
Considerando ogni singola materia prima, entro pochi giorni (max. 28
gg) la maggior parte della sostanza (almeno il 60%, o il 70% a seconda
del test considerato) viene biodegradata dai batteri presenti
nell'ambiente o negli impianti di depurazione.
Le sostanze che soddisfano questa condizione non tendono ad accumularsi
nell'ambiente, bensi' vengono smaltite in tempi brevi in modo naturale.
Approfondimento:
Sito documentazione OECD
Il metodo e' validato per sostanze singole. Bensos, con un'idea del
tutto all'avanguardia, sta svolgendo tali prove SUI PRODOTTI FINITI,
poiche' puo' succedere che le sostanze rapidamente biodegradabili,
miscelate fra loro, diano luogo a reazioni chimiche inaspettate, che
rendono la miscela biodegradabile lentamente.
Questo aspetto e' stato approfondito da ricercatori universitari e lo
studio fa parte di alcune tesi di laurea, nonche' di studi scientifici
in corso di pubblicazione su riviste del settore.
BASSA TOSSICITA' A LUNGO TERMINE VERSO LE PERSONE e BIOACCUMULAZIONE
Nelle nostre ricerche, valutiamo le caratteristiche
tossicologiche di ogni sostanza dividendole innanzitutto in due tipi:
tossicologia acuta e tossicologia cronica.
La tossicita' ACUTA diminuisce aumentando il grado di diluizione. Per
esempio: da "altamente corrosivo" (etichettatura: C R35) si passa a
"corrosivo" (C R34), a "fortemente irritante per gli occhi" (Xi R41), a
"irritante per gli occhi" (Xi R36), a "nessun effetto" man mano che si
diluisce. Quindi, se si sta sotto una certa soglia (legata al tempo di
dimezzamento nell'organismo e alla capacita' di smaltimento offerta da
questo a seconda della via preferita di escrezione), la tossicita' e'
intrinsecamente bassa.
La tossicita' CRONICA invece viene compensata solo in parte dalla
diluizione: si manifesta con effetti a lungo termine, legati ad
assunzioni anche basse ma frequenti e per lunghi periodi. E' legata a
caratteristiche quali: cancerogenicita', mutagenicita' (azione di
modifica del DNA dei tessuti biologici, con aumento delle probabilita'
di effetti cancerogeni), tossicita' sul ciclo riproduttivo,
teratogenicita' (cancerogenicita' su embrione e feto), azione come
disruptore endocrino, allergenicita'. Questo tipo di
tossicita' diventa ancora piu' preoccupante se la sostanza in questione
presenta la tendenza ad accumularsi nell'organismo umano o animale;
tale tendenza e' misurabile direttamente o calcolabile e si esprime con
il LogKow, logaritmo del Coefficiente di Ripartizione Ottanolo - Acqua
(l'ottanolo e' un alcole dalla polarita' vicina a quella dei tessuti
umani): le sostanze che NON hanno tendenza a bioaccumulare presentano
LogKow < 3. Quelle che possiedono LogKow > 3 o = 3 (che
siano provatamente tossiche per tossicologia cronica oppure no) hanno
la tendenza ad accumularsi nell'organismo, perche' stanno volentieri
disciolte nei tessuti adiposi, ossia nel grasso.
Fra le sostanze comunemente utilizzate nei detersivi sono presenti
molte sostanze tossiche a lungo termine. Bensos ha escluso dalle
proprie formulazioni le sostanze considerate mutagene gia' a bassi
dosaggi (< 900 - 1.000 mg/Kg), le sostanze tossiche per il ciclo
riproduttivo, e le sostanze allergizzanti, oltre naturalmente ai
cancerogeni e ai disruptori endocrini.
BASSA TOSSICITA' PER GLI ORGANISMI ACQUATICI:
Tutti i detersivi sono generalmente tossici per pesci,
crostacei e alghe, ma selezionando accuratamente le sostanze che li
compongono si possono creare formulazioni poco tossiche per la vita
acquatica. I problemi legati a questo aspetto si possono creare nel
caso di acque di scarico contenenti residui di detersivi, le quali non
vengano sottoposte a trattamento in impianto di depurazione bensi'
entrino direttamente in un corso d'acqua:
se le sostanze che compongono il detersivo sono tossiche o molto
tossiche per gli organismi acquatici, in misura proporzionale alla
quantita' di detersivo l'ecosistema acquatico puo' subire danni seri
(impoverimento della fauna e della flora acquatica, moria di pesci).
Quanto piu' e' bassa la tossicita' dei componenti, tanto meno si
corrono rischi di alterazione dell'ecosistema. Il fatto che i
componenti siano rapidamente biodegradabili, infatti, non significa che
gli organismi acquatici non vi siano esposti: la biodegradazione non e'
comunque immediata (possono volerci alcuni giorni anche per le sostanze
piu' degradabili).
BIODEGRADABILITA' ANAEROBICA:
In condizioni di assenza o carenza di ossigeno (sedimenti e
terreni, fognature, etc.) esistono batteri "buoni" che si occupano di
biodegradare ugualmente le sostanze a base di catene di carbonio che
siano biodegradabili anaerobicamente. Bensos ha escluso le sostanze che
non vengono per nulla biodegradate anaerobicamente e utilizza in modo
limitatissimo alcune sostanze che presentano una biodegradabilita'
anaerobica relativamente lenta.
Si tratta peraltro di un parametro ancora poco investigato: sono poche
le sostanze per le quali e' stato misurato, forse perche' si tratta di
una procedura piu' complessa e lunga rispetto alla citata misura della
biodegradabilita' rapida (aerobica).
Approfondimento: Metodo UNI EN ISO 11734 - Valutazione della
biodegradabilita' anaerobica ultima di composti organici in fanghi
digeriti (giugno 2004).
Bensos sta mettendo a punto la metodica per la misura della
biodegradabilita' anaerobica su singole sostanze chimiche e sui
prodotti finiti, in linea con i principi etici fin qui portati avanti.
BASSO GRADO DI ETOSSILAZIONE:
I tensioattivi etossilati utilizzati sono stati selezionati in
base al basso grado di etossilazione (max. 5,5 moli/mole di
tensioattivo per i non-ionici, max 2 moli/mole di tensioattivo per gli
anionici), al fine di esporre il minor numero di lavoratori possibile
al tossico Ossido di Etilene, utilizzato come reagente per la
produzione di questo tipo di sostanze presenti in buona parte dei
detersivi e dei cosmetici (tensioattivi etossilati, PEG).
Si veda anche l'argomento
Tensioattivi etossilati e diossano.
LE SOSTANZE SCELTE, QUELLE SCARTATE E IL PERCHE'
AGENTI SEQUESTRANTI
Sono sostanze in grado di combinarsi con il Calcio e Magnesio
presenti nell'acqua (o negli alimenti presenti in tracce sulle
stoviglie) e di diminuirne cosi' la concentrazione libera. Quest'azione
e' di grande utilita' ai fini della qualita' di lavaggio: il Calcio e
il Magnesio si combinerebbero con i tensioattivi presenti nei
detersivi, diminuendone l'efficacia, e con altre sostanze anioniche,
contribuendo alla formazione di calcare sulle superfici. Gli agenti
sequestranti (talvolta denominati chelanti o complessanti) sono utili
anche nella prevenzione di macchie dovute a ossidi e sali di altri ioni
metallici (ferro, rame, etc.).
Nel lavaggio di stoviglie a macchina, la presenza di sequestranti e'
fondamentale per la buona riuscita del lavaggio.
Nel lavaggio di tessuti in lavatrice, se il detersivo contiene una
sufficiente percentuale di sequestranti si hanno vari benefici: minor
deposito di calcare sulle fibre, maggiore risciacquabilita' del
detersivo e conseguente minor permanenza di sostanze detergenti sui
vestiti che andranno poi indossati.
Generalmente, i sequestranti utilizzati nei detersivi, sia
convenzionali sia ecologici, presentano caratteristiche di scarsa
ecologicita':
- EDTA e suo sale sodico:
sono scarsamente biodegradabili. E' stata recentemente sperimentata una lenta biodegradazione a pH alcalini e in assenza di metalli pesanti, ma tali condizioni non si ritrovano nelle acque superficiali negli impianti di depurazione (European Union - Risk Assessment Report Vol.49: "Edetic acid (EDTA)", 2004).
- FOSFONATI (ATMP, EDTMP, HDTMP, DTPMP, HEDP, acido
etidronico):
sono pochissimo biodegradabili per via aerobica (HERA Human & Environmental Risk Assessment on ingredients of European household cleaning products: "Phosphonates", 2004) e quasi per nulla per via anaerobica (Danish EPA: "Environmental and Health Assessment of Substances in Household and Cosmetic Detergent products", 96-100, 615-2001); in determinate condizioni (catalisi da parte di ioni di alcuni metalli di transizione, a specifici intervalli di pH) sono fotodegradabili; tuttavia in ambiente reale la fotodegradazione viene ostacolata da altri meccanismi chimico-fisici, quali la ridotta esposizione alla luce solare (per esempio in acque profonde o torbide) e soprattutto l'adsorbimento su suolo e sedimenti, reversibile solo per azione di acidi forti o di soluzioni saline piu' concentrate, quindi non in condizioni ritrovabili in ambiente reale (FISCHER K: "Distribution and elimination of HEDP in aquatic test systems", WATER RES; 27 (3). 1993. 485-493).
- POLICARBOSSILATI (omopolimeri di acido acrilico, copolimeri di acido
acrilico e anidride maleica):
sono scarsamente biodegradabili per via aerobica e non lo sono per nulla per via anaerobica; negli impianti di depurazione vengono trattenuti nei fanghi (Danish EPA: "Environmental and Health Assessment of Substances in Household and Cosmetic Detergent products", 100-103, 615-2001).
- NTA (acido nitrilotriacetico):
in Italia e' utilizzato in numerose applicazioni industriali (fra cui: brillantanti e disincrostanti per le cucine di mense e ristoranti; detergenti per il lavaggio automatico delle vetture). In Europa (specialmente Germania, Svizzera) e' un componente importante di detersivi a basso impatto ambientale. Le sue caratteristiche sono contradditorie, in quanto e' molto biodegradabile, ma i prodotti di biodegradazione sono le cancerogene nitrosammine; gli enti di controllo stanno iniziando a muoversi per limitare l'utilizzo di questa sostanza.
I sequestranti utilizzati nei detersivi Bensos sono tutti a bassissimo impatto ambientale e tossicologico:
- sodio gluconato, di origine naturale;
- sodio citrato, di origine naturale;
- derivati di amminoacidi a bassissima tossicita', principalmente di origine naturale.
Sono tutti rapidamente biodegradabili aerobicamente (Test OECD
301 A-F) e hanno bassissima tossicita' verso l'Uomo e verso gli
organismi acquatici.
L'applicazione di queste sostanze nei detergenti e' stata da noi brevettata in Italia.
CONSERVANTI
Sono sostanze che, per azione batteriostatica o battericida
e/o fungicida, contrastano l'azione degradante dei microorganismi sul
prodotto finito, allungandone i tempi di stoccaggio senza variazioni
sulla composizione o contaminazioni.
I conservanti utilizzati generalmente nei detersivi sono lentamente
biodegradabili, altamente tossici per gli organismi acquatici e
allergizzanti. A titolo di esempio si possono citare:
- 5-cloro-2-metile-2H-isotiazolin-3-one,
mutageno secondo l'Ames Test;
- 2-metile-2H-isotiazolin-3-one, anch'esso
mutageno secondo l'Ames Test;
- 2-bromo-2-nitropropan-1,3-diolo (Bronopol)
la cui degradazione puo' portare alla formazione delle cancerogene
Nitrosammine;
- sodio idrossimetilglicinato, donatore
di Formaldeide (considerata dall'IARC "probabilmente cancerogena per
l'Uomo" - Carc 2A);
- DMDM Hydantoin, donatore di Formaldeide.
Un conservante utilizzabile per un prodotto ecologico dovrebbe
limitare la propria azione battericida o fungicida al periodo di
stoccaggio (da alcuni mesi a 2 anni, a seconda del tipo di prodotto)
alla concentrazione massima, che corrisponde a quella dosata dal
produttore. Una volta diluito nelle acque di scarico, deve invece
essere attaccabile dai batteri biodegradatori, in modo da non
accumularsi nell'ambiente.
Il 2-fenossietanolo, usato nei cosmetici, e'
rapidamente biodegradabile e ha buone caratteristiche tossicologiche
acute. Puo' pero' contenere impurezze di fenolo,
sostanza tossica (IARC agg. 1999: Carc. 3 - non classificabile per
cancerogenicita' verso l'Uomo, ne' provatamente verso gli animali) e
che presenta vari dati di mutagenicita' e di tossicita' sul ciclo
riproduttivo, sebbene generalmente ad alte dosi. In realta', la ditta
produttrice del 2-fenossietanolo che stiamo utilizzando ci garantisce
che ne contiene max 10 mg/Kg, ossia lo 0,001%. Poiche' le formulazioni
a pH neutro in cui e' stato utilizzato esclusivamente sodio lattato
come conservante si sono dimostrate in taluni casi poco stabili sotto
il profilo della conservazione, ci sembra opportuno integrare con una
piccola percentuale di 2-fenossietanolo, con una presenza massima
ipotetica di fenolo pari allo 0,00001 % nel prodotto finale. Tale
percentuale ci sembra ragionevole, anche pensando che il fenolo NON ha
la tendenza ad accumularsi nei tessuti umani (Log Kow = 1,45 <
3). E' infatti importante garantire che il prodotto, se ben
immagazzinato, non venga attaccato da agenti patogeni di origine
microbiologica.
L'acido benzoico e suoi sali sono sostanze dal buon
profilo tossicologico ed ecotossicologico, ma presentano alcune
limitazioni nell'uso.
Sui Parabeni stiamo rivedendo le nostre stime di rischio.
Bensos, nei prodotti che richiedono copertura da contaminazioni
microbiologiche, usa le seguenti sostanze:
- acido lattico e sale sodico, additivi alimentari di origine naturale che, nei prodotti
studiati per essere applicati manualmente (lavapiatti a mano, etc.),
svolgono anche azione umettante ed emolliente.
- 2-fenossietanolo, biocida antibatterico
in alcune formulazioni, in concentrazione inferiore all'1%;
- cloruro di sodio (comune sale da cucina),
che in concentrazioni relativamente elevate ha la proprieta' di far
scoppiare le membrane cellulari dei batteri, a causa della sua
igroscopicita'. Generalmente, nei detersivi per ragioni tecniche non si
possono raggiungere tali concentrazioni, percio' va affiancato ad altri
agenti dall'azione batteriostatica.
- sodio propionato: antifungino per uso alimentare (E 281).
CANDEGGIANTI OTTICI
Per dare un'impressione di maggior pulito, e' diffuso
l'impiego dei cosiddetti candeggianti ottici nei detersivi da bucato.
Si tratta, in parole povere, di "IMBROGLIONI CHIMICI": infatti
catturano energia luminosa a noi invisibile, nella zona spettrale dei
raggi ultravioletti (U.V., lunghezza d'onda < 200 nm), per poi
riemetterla nella zona spettrale della luce visibile (lunghezza d'onda
compresa fra 200 e 700 nm).
Che cosa significa? Significa che dove non c'era luce (visibile), nel
mettere il candeggiante ottico la luce c'e'! In pratica, la tovaglia
che prima bianca non era (vuoi perche' macchiata, vuoi perche'
ingrigita o ingiallita a forza di essere lavata) "miracolosamente"
diventa bianchissima.
C'e' di piu': gli scienziati hanno da tempo capito che l'occhio umano
apprezza di piu' un bianco leggermente tendente all'azzurro-viola (in
modo quasi impercettibile) rispetto a un bianco con tendenza al
giallino: lo vede "piu' bianco". Quindi, la molecola del candeggiante
ottico e' studiata apposta perche' la luce bianca che viene riemessa
abbia anche una leggera tendenza al violetto.
Per completare questo "servizio" reso dai detersivi, generalmente sono
presenti anche degli AZZURRANTI, ossia coloranti per i tessuti presenti
in piccola quantita', quel tanto che basta a dare "un tocco di azzurro"
al bucato e renderlo, paradossalmente, piu' bianco.
Benche' l'impatto di queste sostanze sulla salute umana non sia
preoccupante, si tratta di sostanze del tutto inutili sotto il profilo
dell'azione lavante, la cui azione, peraltro temporanea, riveste
esclusivamente carattere commerciale.
In piu', le massaie piu' esperte si saranno trovate, nel corso degli
anni, ad avere a che fare con gli EFFETTI COLLATERALI dei candeggianti
ottici.
Poniamo di lavare poco dopo Natale la tovaglia abitualmente usata per i
giorni di festa e riporla pulita nel cassetto. Se e' stata lavata con
un detersivo contenente candeggiante ottico (come lo sono tutti i
detersivi convenzionali ed alcuni fra quelli ecologici), quando la
tovaglia verra' estratta nuovamente dal cassetto per Pasqua o, peggio,
per il Natale successivo, quasi sicuramente saranno bene in rilievo
tutte le macchie che la nostra massaia era convinta di aver lavato
via...
Questo perche' i candeggianti ottici non hanno vita eterna: la loro
azione perde efficacia con il passare del tempo e alla fine non sono
piu' in grado di assicurare l'azione coprente necessaria a mascherare
la presenza della macchia o la copertura dell'ingiallimento.
Le mamme che prestano i vestitini dei propri bimbi alle amiche avranno
anch'esse avuto l'inquietante esperienza di estrarre i vestitini puliti
e ripiegati dai cassetti, accorgendosi all'ultimo momento delle
tremende macchie di frutta "inspiegabilmente" riapparse...
Bensos ha scelto di NON utilizzare questo escamotage, ossia di NON
mascherare le macchie ne' l'ingrigimento con candeggianti ottici: se
una macchia eventualmente non e' venuta pulita durante il lavaggio con
il nostro prodotto, l'utente lo sapra' subito e potra' cosi' decidere
di trattarla con un'applicazione locale di detersivo puro, oppure con
un candeggiante chimico a base di sodio percarbonato, oppure
soffregando con sapone di Marsiglia...
In ogni caso, l'utente sapra' di aver utilizzato un detersivo che lava
in modo "onesto" e, soprattutto, che NON contiene sostanze fatte
apposta per restare appiccicate ai vestiti anche dopo il risciacquo.
Bibliografia: Nils Pauler "Paper optics", AB Lorentzen & Wettre
(1998); HERA: "Fluorescent Brightener FWA-1", 2004; HERA: "Fluorescent
Brightener FWA-5", 2003.
TENSIOATTIVI ETOSSILATI E DIOSSANO
I tensioattivi etossilati (lauriletere solfato, non-ionici
etossilati) possono contenere un'impurezza denominata 1,4-diossano,
generalmente nell'ordine dei 10 mg/Kg (0,001%) fino alle centinaia di
mg/Kg (0,01%).
Il diossano e':
- classificato cancerogeno per gli animali; lo e' infatti per
ratti e topi di laboratorio, ma per l'Uomo c'e' un grosso dubbio,
dovuto al fatto che le statistiche occupazionali (ossia riguardanti i
lavoratori delle industrie che producono diossano) NON registrano un
aumento dei tumori rispetto alla media normale;
- fortemente mutageno per ratti e topi, ma le prove in vitro
sui linfociti umani lo danno come pochissimo mutageno (ossia mutageno
solo se in concentrazioni molto alte; alcune sostanze alimentari lo
sono a quei livelli, come l'alcool); sembrerebbe quindi avere
tossicita' "specie-specifica";
- pochissimo tossico sul ciclo riproduttivo (ossia tossico
solo se in concentrazioni molto alte);
- non e' biodegradabile; pero' tende a evaporare dall'acqua
ed e' molto fotodegradabile alla luce solare (ha un'emivita breve);
- lo trovano in tracce nelle acque di falda (in USA), nelle
tipiche situazioni ambientali in cui non c'e' scambio con l'atmosfera;
tende a stare sia nell'acqua sia nelle sostanze non affini all'acqua,
ma non ha tendenza ad accumularsi nel nostro organismo.
- i migliori produttori di materie prime effettuano uno stripping a bassa pressione di questa sostanza dal tensioattivo in fase di produzione, in modo da asportarla e smaltirla in modo corretto.
La presenza del diossano come impurezza nei tensioattivi non
rappresenta la quota maggioritaria, in quanto il vero utilizzo e' come
solvente in vernici e simili, nonche' come stabilizzante per i solventi
clorurati per uso industriale); la quota apportata nell'ambiente dai
tensioattivi e' quindi molto bassa.
Se il diossano fosse davvero un cancerogeno questo non vorrebbe dire nulla, ma
visto che probabilmente non lo e' alcuni aspetti vanno riconsiderati,
almeno finche' non si trova un'alternativa sufficientemente investigata
e altrettanto efficace rispetto ai tensioattivi etossilati.
Esistono infatti sostanze gia' ampiamente utilizzate da produttori di
detersivi e cosmetici ecologici, che pero' sono state poco investigate
dal punto di vista tossicologico e che quindi riteniamo poco sicure
fino a prova contraria [per esempio: ammonium cocomonoglyceride sulfate],
alcune provenienti dal commercio equo e solidale
e per questo accettate senza ulteriori approfondimenti...
Avendo tutti questi dubbi (sia in negativo sia in positivo), Bensos ha
deciso di investire nell'approfondimento diretto dell'eventuale
presenza di diossano, facendo analizzare da laboratorio terzo le
formulazioni Bensos che contengono tensioattivi etossilati in quantita'
maggiore rispetto alle altre e/o che vengono usate a mano.
I risultati sono molto incoraggianti: la presenza di 1,4-diossano non
e' rilevata (l'eventuale presenza di diossano e' al di sotto del limite
di rivelabilita' del metodo, pari a 1 mg/Kg, che equivale a 0,0001%) in
tutti i prodotti Bensos sottoposti ad analisi.
I prodotti sono i seguenti:
- lavapiatti a mano P28 (nr. fabbr.: ):
analisi (pdf 60 kb)
- detersivo per capi delicati HD5 (nr. fabbr.: ):
analisi (pdf 60 kb)
- multiuso pavimenti MS23 (nr. fabbr.: ):
analisi (pdf 60 kb)
- multiuso sgrassante MC4 (nr. fabbr.: ):
analisi (pdf 50 kb)
- brillantante B18 (nr. fabbr.: ):
analisi (pdf 50 kb)
- anticalcare AC5 (nr. fabbr.: ):
analisi (pdf 50 kb)
Taluni produttori di detersivi ecologici - fra i quali alcuni che non
utilizzano tensioattivi etossilati adducendo come ragione la presenza del
diossano - utilizzano invece
sostanze sicuramente mutagene per l'Uomo in concentrazioni pari a
10.000 - 100.000 volte tanto.
Il sodium lauryl sulfate e' fra queste. Il fatto che venga citato come
"solitamente di origine petrolchimica" e' opinabile: il sodium cocoyl
sulfate (cosi' come il babassuyl) e' di origine naturale e contiene
mediamente il 45% di lauryl, oltre a un 55% di tante altre molecole
simili.
"Lauryl" non e' altro che un termine di nomenclatura chimica che indica
una catena alchilica formata da 12 atomi di carbonio, che sia di
origine naturale oppure no. Le altre molecole contengono alcuni atomi
di carbonio in piu' o in meno e presentano differenze sul tipo di
legami (saturi e insaturi) fra gli atomi, come per l'olio d'oliva.
"Mutagena" e' una sostanza che crea modificazioni sul DNA cellulare,
contribuendo, insieme a tanti altri agenti mutageni che bombardano
in continuazione l'organismo, all'aumento delle probabilita' che
l'organismo stesso diventi sede di un tumore.
Si veda anche il Glossario alla voce
Agenti mutageni.
Secondo il nostro parere, e' preferibile utilizzare sostanze che danno
un'eventuale impurezza neppure quantificabile (se c'e', e' davvero
minima) che ha caratteristiche di cancerogenesi per taluni animali, ma
secondo il nostro parere NON per la specie umana, rispetto a utilizzare
quantita' ingenti (dall'1 almeno al 20% in peso) di sostanze
sicuramente mutagene per la specie umana.
In piu', i tensioattivi etossilati selezionati da Bensos hanno la
caratteristica di essere poco etossilati, proprio per avere meno
impurezze possibile e per coinvolgere, a monte, minor quantita' di
ossido di etilene possibile (sostanza tossica che va a produrre il
diossano).
Bibliografia: Toxnet, US-EPA Toxguide, IARC, RTECS.
Sodio lauril solfato
Il Sodio Lauril Solfato (INCI: sodium lauryl sulfate) e' un
tensioattivo anionico schiumogeno che puo' essere di origine sintetica
o naturale; quest'ultimo si presenta come Sodio Coccoil Solfato (INCI:
sodium cocoyl sulfate, sodium babassuyl sulfate), formato da lauril
solfato mediamente per il 45%, il restante 55% costituito da altre
molecole simili.
Anche il termine alchil solfati indica lauril solfato e/o sostanze
chimicamente simili.
"Lauryl" e' un termine di nomenclatura chimica che indica una catena
alchilica lineare formata da 12 atomi di carbonio, che sia di origine
naturale oppure no.
Le altre molecole presenti nella miscela naturale contengono alcuni
atomi di carbonio in piu' o in meno e presentano differenze sul tipo di
legami (saturi e insaturi) fra gli atomi, come per l'olio d'oliva.
Il sodio lauril solfato e' molto biodegradabile, ha un buon potere
lavante, e' molto sgrassante e piuttosto aggressivo sulla pelle.
La miscela di origine naturale puo' essere da commercio equo e
solidale.
Dal punto di vista tossicologico, il sodio lauril solfato e':
- nocivo per ingestione (Xn R22);
- mutageno a basse dosi [Fonte: database RTECS RTWX5096000
aggiornato maggio 2006]:
Prova: Inibizione del DNA linfocita umano, concentrazione: 100 mg/L.
Prova: danno del DNA fegato ratto 243 umol/L, che equivale a 70mg/L.
Prova: Inibizione del DNA rene porcellino d'India 60 umol/L, che equivale a 17 mg/L.
I dati indicano che e' sufficiente una concentrazione di 100 mg/L per creare danni al DNA dei linfociti umani (globuli bianchi).
- tossico per il ciclo riproduttivo per alcuni mammiferi
[Fonte: database RTECS RTWX5096000 aggiornato maggio 2006]:
Prova su pelle di embrione/feto di topo, Dose: 480 mg/Kg, tempo di esposizione: (6-13D PREG), risultato: fetotossicita' (esclusa la morte; es., feto nano).
Questo dato e' limitato agli animali, ma la prudenza ci spinge a tenerne conto anche per la specie umana fino a prova contraria.
A nostro parere e dopo consultazione con docenti universitari,
al fine di ridurre in modo ragionevole l'esposizione a sostanze troppo
tossiche a lungo termine, e' opportuno porre il valore limite di 1.000
mg/Kg per i due tipi di tossicita' (mutagenicita' e tossicita' ciclo
riproduttivo): al di sotto di tale limite, la sostanza e' da
considerarsi preoccupante, in quanto la tossicita' si manifesta a dosi
di somministrazione troppo basse, aumentando il rischio di:
- lesioni del DNA che aumentano la probabilita' di avere forme tumorali
(mutagenicita');
- lesioni dell'apparato genitale femminile e/o maschile (tossicita'
ciclo riproduttivo), con conseguenze sulla capacita' riproduttiva e/o
malformazioni fetali.
Nota: per quanto riguarda la soglia di mutagenicita' pari a 1.000
mg/Kg, abbiamo fatto un'eccezione per l'acido lattico (si veda alla
voce Conservanti) che
presenta il seguente profilo tossicologico:
- mutageno [Fonte: database RTECS OD310000]:
Prova: Analisi citogenetica ovaia di criceto, concentrazione: 900 mg/L. - tossico per il ciclo riproduttivo per alcuni mammiferi
[Fonte: database RTECS OD310000]:
Prova orale su embrione/feto di topo, Dose: 5.700 mg/Kg, tempo di esposizione: (6-15D PREG), risultato: specifiche anomalie dello sviluppo (sistema muscoloscheletrico);
Il dato sulla mutagenesi e' appena sotto il limite da noi
stabilito.
Un consulto medico ha permesso di valutare positivamente questo aspetto
in quanto l'acido lattico e' secreto dal nostro corpo (si pensi per
esempio alla produzione di questa sostanza quando si fa ginnastica in
condizioni di insufficiente ossigenazione della muscolatura, con la
comparsa dei tipici - e innocui - "dolori").
Essendo una sostanza che fa parte della nostra fisiologia, pur
presentando essa una tossicita' relativamente alta si attiva uno dei
meccanismi noti in Medicina, in base ai quali il nostro organismo e' in
grado di tamponare gli effetti tossici delle sostanze da lui stesso
prodotte, mediando con altre sostanze protettive.
Pertanto l'abbiamo ritenuto accettabile.
Il secondo dato presenta valori molto lontani dalla soglia
problematica, come del resto molte altre sostanze anche utilizzate
nell'alimentazione.
Bibliografia: Toxnet, US-EPA Toxguide, IARC, RTECS.
Potassio coccoato
Il potassio coccoato (o potassio babassuato, a seconda della
specie vegetale considerata) e' il sapone potassico di cocco. Ha buone
proprieta' lavanti, e' un ottimo addensante e un ottimo antischiuma. Lo
si trova spesso nei detersivi ecologici, ma anche nelle saponette per
uso cosmetico.
Dal punto di vista tossicologico, il potassio coccoato e':
- Tossico per il ciclo riproduttivo per alcuni mammiferi
[Fonte: database RTECS RTGW8162000 aggiornato gennaio 1997]:
Prova su pelle di topo, Dose TDLo: 6.000 mg/Kg, tempo di esposizione: (2-13D PREG), risultato: effetti sulla fertilita' (mortalita' post-impianto).
Prova su pelle di embrione/feto di topo, Dose TDLo: 600 mg/Kg, tempo di esposizione: (2-13D PREG), risultato: specifiche anomalie dello sviluppo (sistema muscoloscheletrico).
Il primo dato e' buono, ossia indica che ci vogliono dosi
molto alte di sostanza per cominciare a dare effetti sulla fertilita'.
Il secondo dato e' molto piu' preoccupante. Fino a prova contraria, a
nostro parere il potassio coccoato va escluso dall'utilizzo.
Nota 1: TDLo = la dose tossica piu' bassa (per unita' di peso). Da
questa dose in su, la sostanza presenta la tossicita' citata verso la
specie animale in oggetto.
Nota 2: i dati tossicologici validati vengono raccolti su sostanza
pura, pertanto e' altamente improbabile che il potassio coccoato
oggetto di queste prove tossicologiche fosse miscelato con il tossico
esaclorofene.
SUGLI ENZIMI
Gli enzimi sarebbero molto interessanti dal punto di vista
della biodegradabilita', se non fossero stati riconosciuti
ufficialmente come agenti allergizzanti.
Abbiamo approfondito questa tematica con una docente di Allergologia
presso l'Universita' di Medicina a Brescia, alla quale abbiamo chiesto
quale importanza attribuire agli agenti allergizzanti nella detergenza.
La risposta e' stata articolata, in quanto si puo' parlare di
tossicita' "acuta" per le prime fasi di sensibilizzazione, in cui i
sintomi sono lievi (per le allergie dermatologiche: ponfi e irritazione
della pelle), per poi passare alla tossicita' "cronica", con sintomi
molto piu' fastidiosi se non gravi (dalle piaghe agli eritemi, ma si
puo' arrivare allo shock nei soggetti predisposti), quando il soggetto
abbia continuato l'esposizione alla sostanza senza dar peso al
problema; la caratteristica piu' spiacevole di questa seconda fase e'
proprio la cronicizzazione del problema, ossia la tendenza a non
guarire per anni.
Ci sono casi in cui il problema persiste anche dopo la rimozione
dell'agente allergizzante.
Come spesso succede in Medicina, non si puo' sapere prima se uno e'
predisposto, pertanto l'ideale sarebbe evitare un'esposizione
continuata agli allergizzanti.
Ci e' stato chiesto se sia tollerabile la presenza degli enzimi in un
detersivo per lavastoviglie. Il nostro parere e' che i detersivi in
polvere (come spesso sono i lavastoviglie) abbiano maggiore tendenza a
permanere, se non sulle stoviglie, almeno nei cicli della macchina:
oltre agli studi teorici, abbiamo la prova da clienti disperati per le
continue otturazioni delle tubature, ad opera dei detersivi in polvere,
che le tubazioni interne alla macchina tendono a raccogliere depositi
di detersivo indisciolto, specialmente i tubi che contengono sempre
acqua (a mo' di sifone); i clienti citati avevano infatti bisogno di
prodotti liquidi, che facessero loro evitare questo problema.
Pertanto, riteniamo che i detersivi in polvere, o i loro depositi nella
macchina, possano rilasciare sostanze allergizzanti, se le contengono.
Altresi', quelli liquidi o gel non danno questo problema; il nostro non
contiene comunque enzimi, perche' prima di aggiungerveli (siamo in
contatto con un ente di ricerca che potrebbe fornirceli, volendo)
desideriamo far condurre prove di laboratorio sulla effettiva
risciacquabilita' del prodotto.
Sappiamo che l'uso degli enzimi e' diffuso: risolvono un bel po' di
problemi ai formulatori di detergenti, perche' sono efficaci su macchie
difficili. Ma noi preferiamo risolvere i problemi tecnici senza crearne
di nuovi ai consumatori.
SUGLI OLII ESSENZIALI
E' molto comune, fra i produttori di detersivi e cosmetici
ecologici, l'utilizzo di queste sostanze di origine naturale.
Purtroppo, anche queste sono allergizzanti (vedi anche D.
Lgs. 193 del 03/02/2005, con l'elenco dei 26 principali
allergeni), in quanto la sostanza base che compone un olio essenziale
e' un terpene.
Da molto tempo ci viene richiesto di profumare i nostri prodotti - che
invece attualmente sono privi di profumazione - perche' la gente e'
abituata a circondarsi di profumi; la nostra ditta si e' sempre
rifiutata, in quanto usare gli olii essenziali equivarrebbe ad esporre
i nostri consumatori al rischio di contrarre allergie. Invece di
assecondare le richieste in modo demagogico, preferiamo rimanere ferme
nei nostri propositi e spiegare il perche' della nostra scelta.
In realta', come raccontava una dermatologa a una collega chimico, sono
sempre piu' frequenti i casi di allergie specifiche per gli olii
essenziali. Per le considerazioni su come si manifesti un'allergia e
che cosa essa comporti, rimandiamo al punto precedente (Sugli
enzimi).
Per venire incontro alle esigenze di una parte dei nostri clienti,
stiamo per produrre l'Ammorbidente profumato, con un profumo esente da
allergizzanti.
Studiando la tossicologia del d-limonene (C.A.S. 138-86-3), uno dei
piu' comuni componenti di olii essenziali, abbiamo rilevato un aspetto
curioso e, diremmo, esemplare.
Studi validati ne documentano l'attivita' cancerogena per alcuni
animali, ma non per l'Uomo; studi recenti ne stanno anzi dimostrando
l'attivita' antitumorale per l'Uomo. Si potrebbe dire: bene! Allora
usiamolo pure il piu' possibile! E qui salta fuori l'altro problema: e'
anche provatamente allergizzante.
E' possibile che gli scienziati riescano a mettere a punto una cura
anticancro contenente limonene. Se una persona e' nel frattempo
diventata allergica a questa sostanza, per la continua esposizione a
cosmetici, detersivi e quant'altro che la contengano, come fara' a
curarsi per il cancro con quel farmaco se il suo fisico ha ormai
sviluppato gli anticorpi contro il limonene e non vuole piu' sentir
parlare di questa molecola?
Conosciamo bambini che hanno dovuto cambiare il protocollo di cura
della loro leucemia perche' allergici a un farmaco anticancro a base di
un'altra sostanza (di origine naturale, fra l'altro); in questi casi,
si spera sempre che le modifiche al protocollo (quando possibili) siano
efficaci, ma lo si puo' sapere solo dopo molto tempo. Lasciamo ogni
commento ai lettori.
Fra le altre cose, il limonene (e tendenzialmente anche gli altri
terpeni) ha la tendenza (log Kow = 4.57 > 3) a restare assorbito
nei tessuti adiposi del nostro organismo, allungando cosi' i tempi di
esposizione.
L'allergenicita' puo' talvolta mostrare aspetti subdoli...
Bibliografia:
Toxnet, Pubmed, IARC, RTECS.
Sulle analisi condotte sugli animali.
I prodotti Bensos NON sono stati sperimentati su animali da
laboratorio quali topi, ratti, conigli, etc..
Non esiste nessun obbligo di legge che implichi l'effettuazione di
sperimentazioni su animali di laboratorio ne' per detersivi ne' per
prodotti cosmetici; pertanto, le ditte che scrivono sui loro prodotti
frasi quali "Questo prodotto non e' stato sperimentato su animali"
scrivono una cosa ovvia.
Non e' nostra intenzione ne' attualmente ne' in futuro effettuare
analisi su animali di laboratorio per prove di tossicita' acuta. Al
massimo, potremo fare patch test su volontari umani come richiesto
dagli Enti di certificazione eco-bio.
Per quanto riguarda la tossicita' cronica, abbiamo le prove che i dati
disponibili sulle sostanze singole, nonche' le verifiche in vitro sui
linfociti umani, sui batteri o su vegetali siano gia' sufficienti per
formulare previsioni di rischio cronico corrette.
Sono stati condotti studi universitari indipendenti sulla tossicita' di
alcuni prodotti Bensos sugli organismi acquatici (in particolare sul
crostaceo Daphnia magna).
Le normative vigenti prevedono che le sostanze singole (sia di origine
naturale, sia di orgine sintetica) vengano investigate dal punto di
vista tossicologico.
Siamo sinceramente dispiaciuti per il fatto che in passato e tuttora
alcune proprieta' tossicologiche delle sostanze vengano ricercate
tramite metodiche vessatorie sugli animali da laboratorio.
Queste analisi sono condotte da laboratori specializzati che le fanno
per conto delle ditte produttrici di materie prime.
Quando sono disponibili, preferiamo tenere conto dei dati prodotti con
tecniche in vitro su tessuti umani e/o su batteri. Queste metodiche
sono allo studio di laboratori universitari avanzati, che le stanno
perfezionando e diffondendo.
E' capitato che qualcuno ci chiedesse di non utilizzare sostanze nuove
e quindi recentemente sottoposte ad analisi mediante animali.
Noi rispondiamo toccando due aspetti, che spieghiamo qui di seguito.
Il primo aspetto riguarda molti fra i prodotti ecologici gia' presenti
sul mercato.
In molti prodotti di varie marche sono presenti sodio
lauril solfato (o coccoil, o babassuil) e potassio coccoato in quantita'
massicce, francamente ben al di sopra di qualsiasi soglia di prudenza.
La presenza di queste sostanze e' spiegata dal fatto che sono molto
biodegradabili, lavano bene e, volendo, possono essere anche da
commercio equo e solidale.
Per sostituire la discreta azione lavante di queste sostanze, che
Bensos SI RIFIUTA di utilizzare, Bensos ha pensato di cercare sostanze
nuove, con profilo tossicologico migliore.
E qui veniamo al secondo aspetto, che riguarda la possibilita' di
realizzare prodotti a basso impatto ambientale che costituiscano
un'alternativa reale, sotto il profilo dell'efficacia, ai prodotti
convenzionali.
Si sa che un prodotto puo' essere ecologico finche' si vuole, ma se non
e' efficace non lo usa nessuno, con il risultato di riportare la gente
verso l'utilizzo dei prodotti non ecologici.
Ci e' sembrato di poter coniugare l'esigenza dell'efficacia con
l'imprescindibile rispetto dei parametri che abbiamo prestabilito
(ecologici, ecotossicologici e di tossicologia cronica per l'Uomo)
selezionando sostanze nuove, sebbene di recente investigazione
tossicologica.
Questo ci ha permesso non solo di proporre detersivi per l'uso
domestico con caratteristiche di biodegradabilita' generalmente
superiori a quelle dei prodotti gia' esistenti sul mercato, ma anche di
proporre prodotti per uso professionale - settore finora inesplorato da
parte di qualsiasi altra ditta in Europa - rispondenti ai nostri
selettivi criteri e, nel contempo, talmente efficaci da essere
paragonabili ai migliori prodotti esistenti sul mercato del
professionale.
Di solito chi va in albergo, in pizzeria o al bar non si chiede con che
cosa sono state lavate le stoviglie, le tovaglie o i pavimenti; chi
manda i bimbi alla mensa scolastica, oppure chi ha bambini che
frequentano le scuole e, come ogni bimbo, giocano o disegnano sui banchi
oppure si rotolano giocando per terra, generalmente non si chiede quale
livello di tossicita' e di bioaccumulazione possano avere le sostanze
contenute nei prodotti usati (spesso senza risciacquo) sulle superfici
che vengono toccate dai bambini...
Noi ce lo siamo chiesto e dopo avere approfondito e in buona parte
capito l'impatto dei prodotti abitualmente utilizzati, abbiamo pensato
che fosse ora di proporre qualcosa di diverso.
GLOSSARIO e TERMINOLOGIA
La CELLULA e il DNA
La cellula e' l'unita' base degli organismi viventi. E '
formata da insiemi di molecole e atomi che, presi da soli, non si
possono considerare "vivi"; messi insieme in modo organizzato essi
formano la cellula, che e' un'unita' vivente autonoma.
Se immersa nell'ambiente adatto (nutrienti, acqua, pH, temperatura
adeguati), una cellula puo' vivere e crescere per anni. Infatti le
sostanze che contiene al suo interno (acqua, sali minerali,
carboidrati, lipidi, proteine e acidi nucleici, ossia DNA e RNA) le
permettono di svolgere tutte le sue funzioni vitali: metabolismo dei
nutrienti, crescita e riproduzione.
Le informazioni genetiche sono immagazzinate nelle molecole del DNA,
che vengono duplicate e trasmesse alle nuove cellule che si formano.
Le cellule sono le unita' base che formano vegetali, animali, funghi e
gli altri esseri viventi.
Ogni parte del corpo di un essere vivente e' formata da un tipo diverso
di "tessuto". Ogni tessuto e' formato da numerose cellule tutte uguali
fra loro.
Ogni tipo di cellula dell'organismo differisce dagli altri tipi
soprattutto per le tipologie di proteine che contiene. Il DNA, che
compone i geni, contiene la sequenza di istruzioni per creare le
proteine.
Bibliografia:
E.P.Solomon, L.R.Berg, D.W.Martin - Biologia (4a ed., 2006) - Edises.
MUTAZIONI
Le molecole di DNA posso subire cambiamenti detti "mutazioni",
generalmente dovuti a danneggiamenti della struttura molecolare. Tutti
gli organismi possiedono sistemi enzimatici in grado di riparare buona
parte di questi danneggiamenti.
Agenti mutageni
Una piccola parte di essi non viene riparata e ha luogo la mutazione,
con conseguente modifica della sequenza di istruzioni per creare le
proteine cellulari.
Questa modifica nelle istruzioni viene trasmessa alle future
generazioni di cellule. Le cellule si possono dividere in due
categorie: le cellule "somatiche" (quelle che compongono tutto
l'organismo tranne alcune parti dell'apparato riproduttivo) e le
cellule "germinali" (queste ultime, fra cui i gameti, sono coinvolte
nella riproduzione dell'organismo). Le mutazioni che intervengono nelle
cellule germinali possono essere trasmesse ai discendenti, mentre
quelle che avvengono nelle cellule somatiche no.
Una mutazione non e' necessariamente dannosa, come le mutazioni
correlate all'evoluzione di ogni specie vivente. Pero' le mutazioni che
avvengono specificamente nelle cellule somatiche (cioe' di fatto in
quasi tutte le cellule dell'organismo) sono strettamente correlate al
cancro.
Sebbene esistano anche altri meccanismi d'azione, buona parte dei
tumori indotti da sostanze chimiche sono il risultato di mutazioni
genetiche.
Bibliografia:
E.P.Solomon, L.R.Berg, D.W.Martin - Biologia (4a ed., 2006) - Edises;
J.Timbrell: Introduction to Toxicology (3rd ed., 2002) - CRC Press.
AGENTI MUTAGENI
Le mutazioni del DNA cellulare possono essere spontanee o
indotte da agenti esterni. Fra questi sono noti i seguenti: raggi X,
raggi gamma, raggi cosmici, raggi ultravioletti e talune sostanze
chimiche.
Sebbene esistano anche altri meccanismi d'azione, buona parte dei
tumori indotti da sostanze chimiche sono il risultato di mutazioni
genetiche.
Bibliografia:
E.P.Solomon, L.R.Berg, D.W.Martin - Biologia (4a ed., 2006) - Edises;
J.Timbrell: Introduction to Toxicology (3rd ed., 2002) - CRC Press.
INTERFERENTI ENDOCRINI
Fra le sostanze tossiche a lungo termine per l'Uomo, c'e' la
categoria dei interferenti (o disruptori) endocrini. I meccanismi
d'azione sono ancora
in corso di chiarimento; le conseguenze dell'esposizione a queste
sostanze sono gia' piuttosto chiare e sono ben descritte in questo
brano tratto dal documento della Commissione Europea: SEC(2004) 1372 -
COMMISSION STAFF WORKING DOCUMENT on implementation of the Community
Strategy for Endocrine Disrupters - a range of substances suspected of
interfering with the hormone systems of humans and wildlife (COM (1999)
706) - pag. 8:
"Gli interferenti endocrini sono un gruppo di sostanze chimiche (naturali,
sintetiche oppure prodotti o sottoprodotti di procedimenti
industriali), l'esposizione ai quali puo' causare effetti avversi per
la salute di un organismo intatto oppure della sua progenie o
(sub)popolazione mediante alterazione delle funzioni del sistema
endocrino.
In natura, gli interferenti endocrini hanno chiaramente mostrato di causare
anormalita' e funzioni riproduttive compromesse in alcune specie,
nonche' di essere associati a modifiche del sistema immunitario, a
cambiamenti nel comportamento e a deformita' scheletriche.
Nell'Uomo, gli interferenti endocrini sono stati indicati come responsabili
di alcuni apparenti cambiamenti rilevati in modelli di salute umana
negli ultimi decenni. Questi includono il declino della conta
spermatica in alcune regioni geografiche, l'aumentata incidenza di
figli maschi nati con malformazioni dell'apparato genitale e
l'aumentata incidenza di alcuni tipi di cancro di cui si conosce
l'influenza ormonale. In maniera piu' controversa, sono stati suggeriti
legami con disparita' nello sviluppo neurologico e nel comportamento
sessuale."
Un gruppo di sostanze caratterizzato da questo tipo di tossicita' e'
rappresentato dai "nonilfenoli etossilati", tensioattivi praticamente
ubiquitari nei detersivi e nei disinfettanti per uso domestico fino a
pochi anni fa, quando sono stati in gran fretta messi fuori legge.
