Bensos - Detergenza Ecologica

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Domande e Risposte

In questa pagina il chimico risponde a varie domande ricorrenti riguardanti i prodotti Bensos, oppure tematiche non inerenti specificamente la detergenza.
Per ulteriori informazioni di carattere scientifico che riteniamo interessanti, stuzzicanti o anche solo... utili, rimandiamo al blog di divulgazione scientifica a carattere non commerciale Scienza "commestibile".

DOMANDE SPECIFICHE SUI PRODOTTI BENSOS

DOMANDE INERENTI ALTRI ARGOMENTI DI CHIMICA


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Perche' sui prodotti Bensos ci sono il simbolo "Xi - Irritante" e altri simboli su campo arancione, che sui detersivi convenzionali non si vedono?

Queste scritte sono obbligatorie per legge (D.Lgs. 65/2003); la legge ne specifica perfino le dimensioni minime, al fine che siano sempre leggibili.
Va sottolineato che "Irritante" e' relativo generalmente agli occhi (tranne nei prodotti ad alto contenuto di acido citrico o acido lattico, che sono irritanti per la pelle); e' tutto sommato ragionevole che un detersivo per uso domestico possa essere irritante per gli occhi e possa quindi richiedere un risciacquo in caso di contatto.

Quanto ai detersivi per uso professionale, fra essi sono presenti dei prodotti corrosivi (sempre destinati all'uso con macchine). Tale caratteristica non solo non ne inficia l'ecologicita', bensi' la rende piu' elevata: si sfrutta la capacita' della sostanza alcalina di saponificare i grassi, con minor bisogno di sostanze chimiche complesse quali i tensioattivi. Ovviamente, il prodotto viene poi risciacquato e diluito nelle acque di scarico, perdendo cosi' completamente le proprieta' corrosive.
Si veda alla pagina dei Criteri il paragrafo sulla "Bassa tossicita' verso le persone e Bioaccumulazione", dove si spiega questo concetto.

Quanto ai detersivi convenzionali, le grandi marche hanno tutte aderito a un'associazione di industrie, l'AISE, che, in cambio di alcuni impegni presi su taluni aspetti dell'impatto ambientale e della salute dei cittadini, possono riportare sulle confezioni dei disegni gradevoli (file pdf 181 kB) al posto dei riquadri a sfondo arancione. Il succo del discorso non cambia: i detersivi sono quasi tutti materiali di cui e' importante evitare il contatto con gli occhi, la manipolazione da parte dei bambini, l'ingestione, etc., qualsiasi sia la forma con cui si esprimono questi concetti.
Se si vuole "spaventare di meno" le persone (e fare un'operazione fondamentalmente di marketing), allora ci si associa all'AISE per avere il permesso di derogare alla legge e usare disegni "piacevoli".
Se una ditta e' troppo piccola e non puo' permettersi questo lusso, dovra' invece usare la simbologia prevista per legge.


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Perche' sui prodotti Bensos si legge la scritta "Attenzione: il prodotto puo' inquinare i mari, i laghi e i fiumi. Non eccedere nell'uso"?

Questa dicitura e' obbligatoria per legge (Decreto Legge nr. 667 del 25/11/1985, coordinato con la Legge di Conversione nr. 7 del 24/01/1986 - Art. 8).

Bensos ritiene sensato questo consiglio anche quando riportato su detersivi ecologici: il consumatore cosi' si rende conto che non bisogna esagerare con l'utilizzo solo perche' un prodotto e' dichiarato "ecologico".
Per esempio, se si sversa una quantita' eccessiva di prodotto puro in uno specchio d'acqua di ridotte dimensioni, si puo' inficiare la biodegradazione, perche' si superano le "dosi" ottimali per i batteri biodegradatori oppure perche' si influisce negativamente sul pH dello specchio d'acqua.


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A che cosa si riferisce la dicitura "Biodegradabilita' superiore al 90%"?

La Legge nr. 136 del 26 aprile 1983 stabilisce che "E' vietata la produzione, la detenzione, l'immissione in commercio [etc.] di detersivi quando la biodegradabilita' media dei tensioattivi sintetici in essi contenuti sia inferiore al 90 per cento per ciascuna delle seguenti categorie: anionici, cationici, non ionici, anfoliti.".

Purtroppo, questa legge non spiega molte cose che sarebbe interessante conoscere: per esempio, il tipo di biodegradabilita' (primaria, rapida, etc.) e quindi le metodiche analitiche da seguire per la determinazione del dato.
Il fatto di non aver precisato la metodica implica, ad esempio, che la biodegradazione (ossia l'eliminazione di parte o di tutto il tensioattivo ad opera dei batteri presenti negli specchi d'acqua) possa anche esserci, ma in tempi lunghissimi. Se passa troppo tempo (per certe sostanze si tratta di anni!), i batteri presenti nell'ambiente non saranno in grado di eliminare il tensioattivo in tempo, prima che ne arrivi dell'altro (un lavaggio tira l'altro...) e il tensioattivo si accumulera' nell'ambiente.
Non solo: a seconda del tipo di biodegradazione considerato, si parlera' di "denaturazione" del tensioattivo (ossia di trasformazione del tensioattivo originario in un'altra sostanza con caratteristiche diverse, ipoteticamente anche meno biodegradabile!) oppure di "mineralizzazione" (frazionamento delle molecole di tensioattivo nei componenti fondamentali e non inquinanti: acqua, azoto, anidride carbonica).

Come si puo' comprendere, la dicitura - peraltro obbligatoria pena il ritiro del detersivo dal mercato - lascia il tempo che trova...
Va detto che il recente Reg 648/2004/CE risolve qualsiasi dubbio, permettendo (tranne deroghe richieste specificamente dai produttori) esclusivamente l'utilizzo di tensioattivi rapidamente biodegradabili secondo i Test OECD 301 A-F o equivalenti.
Bensos ha scelto di utilizzare ogni singolo componente - non solo i tensioattivi - con quest'ultima caratteristica. Infatti, i tensioattivi sono spesso una componente minoritaria dei detersivi.


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Perche' sui prodotti Bensos si legge la scritta "Conservare fuori della portata dei bambini"?

L'etichettatura dei prodotti e' svolta nel pieno rispetto delle leggi vigenti.

Le formulazioni (anche quelle dei preparati non pericolosi) sono comunicate all'Istituto Superiore di Sanita' affinche' questi tenga sempre aggiornati i database dei Centri Antiveleni, per ogni eventualita'.
I prodotti Bensos, infatti, presentano un buon profilo tossicologico per effetti a lungo termine e per l'ambiente; tuttavia non sono ne' "da bere" ne' da lasciare alla portata dei bambini, in quanto sono prodotti concentrati molto sgrassanti e, in caso di ingestione, l'azione sgrassante si puo' esplicare anche nei confronti delle mucose del tratto gastrointestinale.
In piu', ogni sostanza chimica non alimentare (sia essa di origine naturale, sia sintetica) presenta un valore soglia, oltre il quale puo' dare tossicita' all'ingestione. Questo valore si abbassa (ossia diventa piu' pericoloso) nel caso dei bambini, in quanto pesano molto meno di un adulto ed e' sufficiente una dose proporzionalmente inferiore di ogni sostanza per raggiungere l'effetto di tossicita'.
Gli ingredienti dei prodotti Bensos sono selezionati anche per la loro tossicita' orale acuta relativamente bassa, ma quanto detto sopra e' comunque valido: ogni adulto responsabile deve vigilare affinche' i bambini non possano accedere ai contenitori dei detersivi, per minimizzare i rischi di intossicazione.
A questo fine, Bensos mette a disposizione della clientela anche i tappi salvabimbo (per i flaconi da 750 e 1000 ml).


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La pubblicazione delle formulazioni con gli INCI names e' obbligatoria?

Gli elenchi dei componenti di ogni singola formulazione con INCI names sono da sempre presenti sul nostro sito web e vengono tenuti aggiornati, come da Reg 548/2004/CE e Reg 907/2006/CE. I componenti devono essere elencati in senso decrescente per concentrazione.
La pubblicazione e' obbligatoria per i prodotti destinati all'uso domestico, mentre non lo e' per quelli destinati all'esclusivo uso professionale.
Nel nostro caso, fa eccezione il prodotto certificato eco-bio che, pur essendo per esclusivo uso professionale, e' soggetto anche alle norme inerenti la certificazione ICEA-AIAB.

Invitiamo i Consumatori a diffidare delle aziende che non pubblicano i dati obbligatori per legge sul loro sito web.


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Perche' Bensos offre numerosi prodotti specifici, mentre altre ditte offrono pochi prodotti indicati per molti usi?

Nel settore domestico e ancor piu' nel settore professionale, si evidenzia talvolta la necessita' di differenziare alcune caratteristiche dei prodotti in base alla destinazione d'uso.
Fra queste caratteristiche troviamo: pH, schiumogenicita', presenza o meno di alcooli, effetto sgrassante.
Per esempio, in alcuni casi si puo' usare indifferentemente un prodotto schiumogeno o uno non schiumogeno; in altri casi e' altamente controindicato produrre schiuma, specialmente con l'utilizzo a macchina.
Stesso discorso per il pH e per le altre caratteristiche.

Bensos ha il vantaggio di avere il chimico formulatore in azienda, quindi puo' sviluppare formulazioni nuove ad hoc per ogni specifico utilizzo, mantenendo la propria indipendenza da consulenti formulatori esterni (i quali vanno indennizzati per ogni formulazione che viene loro commissionata).


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Perche' Bensos non segue quei "dizionari" che elencano sostanze per i detersivi e cosmetici ecologici?

Desideriamo tranquillizzare i nostri Clienti e simpatizzanti: le nostre ricerche tossicologiche ed ecotossicologiche NON si basano su presunti "dizionari" presenti su internet, generalmente approssimativi e caratterizzati dall'assenza di riferimenti a dati scientifici o a banche dati autorevoli.

Ci e' stato chiesto molte volte di fare noi stessi un elenco semplificato di sostanze da noi ritenute "sicure"; abbiamo a lungo rimandato per una serie di ragioni, perche' ci mancava il tempo di realizzare un elenco ragionato.
Riteniamo che un elenco semplificato non vada bene, in quanto non spiega niente.
Se non spiega niente, nessuno puo' farci sopra ragionamenti, tranne considerare il fatto che tale elenco vuole porsi come "verita' rivelata" e come tale da accettare senza discutere.
Cio' e' contrario alle nostre convinzioni piu' profonde.

Abbiamo iniziato a pubblicare su queste pagine un elenco il piu' possibile ragionato e ricco di riferimenti e spiegazioni, a portata di utente.

Un aspetto importante dell'approccio da noi ritenuto valido a queste tematiche e' la scelta delle fonti.
I dati tossicologici sono una cosa seria, non possono essere affidati alla valutazione pressapochista di personale non preparato.
Ognuno di noi ha una preparazione piu' specifica in un campo rispetto a un altro; quando si ritiene di essere troppo poco preparati in una cosa, che cosa si fa? Ci si rivolge a specialisti del settore, specialmente quando si tratta di argomenti importanti. Pensate ad un esempio medico: se avete un disturbo serio da approfondire, da chi andate? Non certo dal vostro salumiere di fiducia (pur essendo di fiducia...): andrete dal medico di base, che a sua volta vi mandera' da uno specialista in quel particolare disturbo.
I nostri tecnici laureati, quando desiderano approfondire tematiche tecniche in modo maggiore rispetto alla loro preparazione, si rivolgono a docenti delle Facolta' di Ingegneria Sanitaria e Ambientale, di Medicina e Chirurgia dell'Universita' di Brescia e dei Dipartimenti di Chimica dell'Universita' di Pavia. Stiamo aprendo contatti anche con un Dipartimento di Chimica dell'Universita' di Padova.
Si cercano dati, si studiano le valutazioni fatte da esperti, si fanno valutazioni con un approccio il piu' possibile scientifico; se mancano dati per fare valutazioni ragionevolmente affidabili, ci si rivolge ai professori universitari per un parere autorevole.
Se non ci sono dati da noi ritenuti sufficientemente affidabili, si sceglie di NON utilizzare una data materia prima (principio di precauzione).
Anche i dati gia' acquisiti vanno "sorvegliati": bisogna tenersi aggiornati e, quando possibile, eseguire ulteriori approfondimenti per assicurarsi in continuo della ragionevole affidabilita' della sostanza in esame.

Noi riteniamo quindi che:

  1. da parte nostra e di chi si avvicina a temi di questo tipo sia necessario un atteggiamento di "umilta' intellettuale" verso i dati scientifici e verso le persone veramente competenti;
  2. si debba porre grande attenzione nel dar credito a chicchessia, specialmente se non qualificato, vista la complessita' degli argomenti;
  3. sia meglio diffidare di chi propone "verita' rivelate": la certezza esatta della sicurezza di una sostanza l'avremo forse dopo cent'anni dal primo utilizzo.

Stesso discorso per coloro che propongono prodotti "biodegradabili al 100%": in chimica (e in tossicologia) non esiste ne' lo zero % ne' il 100%; in piu', la biodegradabilita' va misurata nel tempo.

Si veda a questo proposito la considerazione al punto sulla biodegradabilita' superiore al 90%.

Auguriamo a tutti una scelta consapevole.


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Perche' i nitrati e i nitriti sono pericolosi per la salute?

I nitrati non sono di per se' molto tossici; ben di piu' lo sono i nitriti, che da essi originano per azione di enzimi presenti nell'organismo. Per reazioni simili, dai nitriti si sviluppano poi le cancerogene nitrosammine.
I nitriti, se presenti nel sangue, si sostituiscono all'ossigeno legandosi all'emoglobina e trasformandola in metaemoglobina, rendendola indisponibile al trasporto di ossigeno.
Tale reazione non e' irreversibile: la metaemoglobina viene nuovamente ritrasformata in emoglobina per azione dell'enzima metaemoglobina-riduttasi. Il pericolo si crea quando invece di un adulto e' un neonato ad assumere dosi di nitrati, poiche' esso dispone di poca emoglobina e di poca riduttasi: essendo la formazione di nitrito molto rapida, si puo' raggiungere il valore limite di tossicita' molto prima rispetto all'organismo adulto.
Per questa ragione, la concentrazione di nitrati ammessa nelle acque destinate ai neonati deve essere piu' bassa rispetto alle acque destinate agli adulti.
Le conseguenze di un avvelenamento acuto da nitriti vanno da sintomi di stanchezza fino al soffocamento e alla morte.

Anche se non si raggiungono livelli tali da manifestare i sintomi di avvelenamento acuto, un'assunzione abituale di nitriti puo' generare indirettamente avvelenamento cronico perche' danno luogo alla formazione di N-nitrosammine, che sono provatamente cancerogene sull'Uomo (fonte IARC: Carc1).

Nell'ambiente esistono i batteri denitrificanti, che demoliscono i nitrati a dare azoto gassoso (del tutto innocuo: e' il componente maggioritario dell'aria che respiriamo) e ossigeno. Nelle zone agricole, dove e' elevata la presenza di nitrati provenienti dai liquami di orgine animale usati come ammendanti, talvolta la capacita' dell'ambiente di autosmaltire i nitrati e' inficiata dall'eccessiva concentrazione di tali sostanze.
Ne e' possibile conseguenza l'inquinamento delle falde acquifere, con le conseguenze sopra descritte. Bibliografia:
"Atlante di Ecologia" - Hoepli (ed. 1998)


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L'ammoniaca e' sicura come detergente da usare tutti i giorni?

L'ammoniaca (C.A.S. nr. 7664-41-7) e' ufficialmente etichettata come tossica per inalazione per l'Uomo e altamente tossica per gli organismi acquatici.
Senza considerare l'intossicazione dovuta a sversamenti di ammoniaca concentrata direttamente sul corpo, sono documentati numerosi casi di intossicazione acuta dovuta a semplice inalazione o esposizione degli occhi ai vapori.
Fra i vari sintomi di esposizione eccessiva ai vapori dell'ammoniaca vi sono:

  • irritazione anche severa delle mucose del tratto respiratorio;
  • irritazione anche severa degli occhi:

"l'ammoniaca ha una tendenza maggiore rispetto alle altre sostanze alcaline di penetrare nell'iride e di danneggiarlo, di causare cataratta e ustioni severe, ... , glaucoma"
[Grant, W.M. Toxicology of the Eye. 3rd ed. Springfield, IL: Charles C. Thomas Publisher, 1986., p. 87];

  • problemi respiratori;
  • problemi neurologici.

Alcune osservazioni indicative:

  • "Il vapore anche a basse concentrazioni e' estremamente irritante per la pelle, gli occhi e il tratto respiratorio".
    [Gosselin, R.E., R.P. Smith, H.C. Hodge. Clinical Toxicology of Commercial Products. 5th ed. Baltimore: Williams and Wilkins, 1984., p. III-22].
  • "L'analisi dei dati ottenuti nella sorveglianza di impianti [di produzione] stabilisce il limite di rivelazione sotto i 5 ppm [ossia l'olfatto umano sente l'odore dell'ammoniaca quando essa e' presente nell'aria alla concentrazione di 3,5 mg/m3, molto bassa] e il livello di malessere a 20-25 ppm [che corrisponde a una concentrazione di 14-18 mg/m3, ossia 4-5 volte tanto rispetto al limite di rivelazione dell'olfatto umano]".
    [American Conference of Governmental Industrial Hygienists. Documentation of the Threshold Limit Values and Biological Exposure Indices. 5th ed. Cincinnati, OH: American Conference of Governmental Industrial Hygienists, 1986., p. 27]

Esiste anche una tossicologia cronica:

  • vi sono vari dati di cancerogenicita' sui ratti, fra cui il seguente rappresentativo:
    "la somministrazione a ratti per via orale di ammoniaca allo 0.01% nell'acqua per 24 settimane ha dato la formazione di tumori allo stomaco."
    [TSUJII,M, KAWANO,S, TSUJI,S, NAGANO,L, ITO,T, HAYASHI,N, FUSAMOTO,H, KAMADA,T AND TAMURA,K; AMMONIA: A POSSIBLE PROMOTOR IN HELICOBACTER PYLORI-RELATED GASTRIC CARCINOGENESIS; CANCER LETT. 65(1):15-18, 1992]
  • fra le varie analisi di mutagenicita' negative, il database RTECS (nr. BO0875000, aggiornamento: novembre 2006) riporta invece dati positivi al test, fra cui il seguente:
    "«Analisi citogenetica su ratto per inalazione di 19800 UG/M3/16W" (ossia 19,8 mg/m3 in 16 settimane).
    [Biologicheskii Zhurnal Armenii. Biological Journal of Armenia. (V/O Mezhdunarodnaya Kniga, 113095 Moscow, USSR) V.19- 1966-27(6),102,1974]

Fonti: database tossicologici Toxnet (HSDB, GENE-TOX, CCRIS), NIOSH, RTECS.


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L'acqua del rubinetto e' sicura? E gli apparecchi di filtrazione domestici?

Faro' accenni brevi a questo argomento, in attesa di trovare il tempo materiale per sviluppare meglio il discorso. Mi preme comunque iniziarlo, perche' vorrei che si puntasse l'attenzione su alcuni aspetti poco noti.
L'acqua del rubinetto e' potabile e batteriologicamente pura; responsabile della sua sicurezza per la salute e' il Gestore dell'acquedotto, al quale bisogna rivolgersi in caso di dubbi sulla qualita' dell'acqua erogata.
I valori di concentrazione ammessi per alcuni parametri (es.: nitrati) sono addirittura piu' bassi rispetto a quelli ammessi nelle acque in bottiglia, per i quali parametri l'acqua del rubinetto e' da ritenersi ancora piu' sicura.
Nell'acqua di rubinetto possono tuttavia essere presenti i residui dei processi di potabilizzazione (genericamente siglati DBP), che comunque sono presenti in quantita' non dannose per la salute.
Il mio docente di tesi, il coltissimo prof. Riganti (Ordinario di Chimica Merceologica, Univ. Pavia), mi ha sempre consigliato di bere l'acqua del rubinetto perche' e' igienicamente sicura. Aggiungo io che e' un servizio per la comunita' che va sfruttato non solo per l'igiene personale o per lavare la macchina: e' un bene di elevata qualita' e di basso costo per le famiglie.
Ricordo che lo stesso professore, insieme ad altri illustri colleghi, spiegava bene in un convegno qualche anno fa ("Acque confezionate per il consumo umano", 24a Giornata di Studio di Ingegneria Sanitaria e Ambientale, Univ. Studi Brescia, 12/12/2003) un accorgimento atto ad evitare di esporsi a un certo tipo di inquinanti, provenienti non gia' dall'acquedotto, bensi' da tubi e rubinetterie di casa.
Egli consigliava, in caso di mancato utilizzo del rubinetto per un paio di giorni o piu', di far scorrere per un po' l'acqua del rubinetto, in modo da essere sicuri di aver vuotato il tratto di tubazione che presumibilmente era rimasto pieno di acqua stagnante nei giorni passati, prima di usarla da bere o per cucinare.
La ragione risiede nella composizione chimica dei rubinetti: la grande maggioranza di essi e' fatta di ottone (ossia una lega rame-zinco) addizionata di piombo. La lega ternaria di questo tipo maggiormente utilizzata e' cosi' formata: CuZn40Pb2. Il piombo e' messo per migliorare la lavorabilita' della lega metallica da parte delle macchine utensili che producono i rubinetti.
Se si fanno due calcoli, tale lega contiene il 13,4% in peso di piombo. Fra i 3 metalli contenuti, e' quello con il maggiore impatto sulla salute umana, sebbene anche gli altri non siano esenti da tossicita' se assunti in concentrazioni elevate.
Il fatto e' che, da analisi effettuate, l'acqua che e' rimasta per molte ore dentro un rubinetto di ottone al piombo, oppure nella tubazione adiacente al rubinetto, e' particolarmente carica di metalli pesanti e in particolare di piombo, originati per cessione proprio dal rubinetto.
E' sufficiente far scorrere l'acqua per pochi minuti, per eliminare in massima parte questo inconveniente.

Riferimenti:
Consigli sui componenti di una cucina
Wikipedia sull'ottone
Istituto Italiano del Rame

Brevemente (per ora), a chi mi pone domande sugli impiantini domestici di addolcimento-filtrazione delle acque di rubinetto vorrei dare alcuni consigli:

  • installateli solo se avete davvero bisogno di modificare le proprieta' organolettiche dell'acqua del vostro rubinetto, oppure se la vostra acqua e' eccessivamente alcalina e i vostri elettrodomestici ne soffrono. L'acqua di durezza normale (20°-25°F) in genere non necessita di tali trattamenti per essere bevuta;
  • se l'impianto che avete installato e' dotato di resine a scambio ionico, l'acqua che ne esce non solo sara' poco calcarea, ma anche molto carica di ioni sodio (controindicati in caso di ipertensione arteriosa), quindi va assunta con grande cautela, senz'altro meglio se miscelata con acqua non trattata;
  • se nell'impianto ci sono i carboni attivi (che non servono per trattenere i nitrati, bensi' solo per declorare e per trattenere altre sostanze), per legge l'acqua che esce da essi deve essere trattata da un apposito dispositivo di disinfezione (lampade UV, clorazione, argento) perche' diventano facilmente sede proliferativa di batteri.
  • L'eventuale dispositivo di osmosi inversa a mio parere puo' diventare anch'esso sede di batteri, se portato oltre la sua durata consigliata. Va citata la ricerca di Altro Consumo nr. 164 del 2003, in base alla quale talvolta i batteri iniziano a svilupparsi in modo considerevole perfino prima della scadenza dei dispositivi.
    Mi e' stato riferito che taluni installatori non solo non effettuano analisi chimiche e/o batteriologiche ne' prima (per verificare l'effettiva necessita' o meno di applicare l'apparecchiatura e con quale dimensionamento) ne' dopo l'installazione (per verificarne se non altro il buon funzionamento), ma si defilano nel caso che cio' venga loro richiesto, adducendo scuse varie, quali la non responsabilita' in merito.
    Fermo restando che questo aspetto delle responsabilita' andrebbe chiarito dal punto di vista giuridico, consiglio agli utenti di far analizzare periodicamente le acque in uscita da questi apparecchi dal punto di vista microbiologico, nel caso che venga abitualmente bevuta.
  • Le lampade UV usate per la disinfezione sono di per se' un buon dispositivo, che pero' ha bisogno anch'esso della sua manutenzione. Ponendo che la lampada UV sia giustamente dimensionata (e quindi sia sufficientemente potente per la sua destinazione d'uso), va tenuto controllato il grado di usura, in quanto superata la sua durata massima essa perde man mano potenza e capacita' di disinfezione.
    Approfondimento: Societa' Italiana Trattamento Acque S.r.l.
  • L'installazione di questi apparecchi in ambiente domestico e' regolamentata dal Decreto Ministeriale n. 443 del 21/12/1990 - Regolamento recante disposizioni tecniche concernenti apparecchiature per il trattamento domestico di acque potabili (G.U. 26/01/1991, n. 24).

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La Biowashball (pallina "magica" per lavare indumenti in lavatrice) e' un dispositivo valido?

Noi produciamo detersivi per lavatrice, quindi potremmo essere considerati non obiettivi, nella valutazione dell'utilita' di questo dispositivo. E' anche vero, tuttavia, che potremmo proporlo insieme ai nostri prodotti, se le sue applicazioni fossero davvero interessanti.
Chiarito questo, rimandiamo ai seguenti links che ci sembra esprimano appieno il nostro pensiero in merito: Biowashball-una-palla e biowashball-ne-parla-[...] con un'unica aggiunta, riguardante le presunte proprieta' disinfettanti.
Il fatto che la Biowashball possa deodorare i capi e trattenere qualche particella di sporco e' probabilmente da attribuirsi a fenomeni di adsorbimento da parte delle ceramiche porose contenutevi. Il fatto pero' che tale dispositivo sia in grado di eliminare i germi patogeni nell'acqua della vostra lavatrice" e' un'affermazione quantomeno pericolosa a farsi: nella lavatrice sono presenti tubazioni che svolgono un effetto "sifone", per cui non si svuotano mai dall'acqua e, soprattutto per questa ragione, la macchina andrebbe lavata con un agente disinfettante (candeggina diluita o simili) ogni qualche mese, per evitare il proliferare di batteri e muffe; l'utilizzo del detersivo a ogni lavaggio tutela solo in parte da questa proliferazione. Gli utenti potranno facilmente immaginare che cosa puo' succedere in una lavatrice se si lavano i capi (specialmente la biancheria intima) con un agente lavante di scarsa efficacia o anche con sola acqua: a lungo andare, senza che ce ne si accorga ci potra' essere proliferazione di batteri e funghi, alcuni dei quali introdotti tramite i nostri stessi capi di vestiario.

Cio' che intendo dire e': non serve disinfettare la macchina a ogni lavaggio (i nostri anticorpi ci proteggono a sufficienza da quei pochi batteri presenti, a patto che si usi abitualmente un detersivo efficace e che ogni tanto si lavi la macchina con un po' di candeggiante), ma non e' neppure il caso di lavare solo con acqua, trasformando la macchina in un'incubatrice per microorganismi...


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Alimentazione e micotossine

Di seguito riportiamo un documento pdf che raccoglie gli appunti del chimico presi a un convegno svoltosi nel 2004 a Piacenza: “MUFFE E MICOTOSSINE: DAL CAMPO AL PIATTO”.
Appena possibile, cercheremo materiale piu' aggiornato da affiancare a questo. Le informazioni contenute sono comunque interessanti, in quanto si trattava di un convegno ad alto livello, organizzato dall'Istituto Superiore di Sanita': appunti convegno micotossine.


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