Incidenza della tossicità di detergenti e cosmetici sulla riproduzione dei mammiferi

Il benessere delle generazioni future non dipende solo dalla qualità dell’ambiente, dalla varietà di specie animali e vegetali e dalla pulizia del paesaggio: dipende anche da quanto sono state esposte direttamente a sostanze dotate di tossicità a lungo termine. E da quanto saranno in grado a loro volta di dare vita a nuove generazioni.

Abbiamo notato che, in detergenza e in cosmetica, vengono spesso utilizzate sostanze alle quali sono state attribuite capacità di danneggiare la capacità riproduttiva di mammiferi. Questa capacità può essere stata analizzata a fondo e riconosciuta ufficialmente (per es. per i derivati del boro, come il perborato utilizzato in detersivi lavastoviglie e per il bucato), oppure possono essere stati pubblicati solo alcuni dati.

Una interessante ricerca, pubblicata di recente, ha preso in esame 2500 articoli scientifici, contenenti dati riguardanti quasi 43.000 uomini, che hanno partecipato a ricerche sullo stato del loro sistema riproduttivo nel corso di quasi 40 anni (dal 1973 al 2011). Il risultato di questa ricerca è che, complessivamente, la fertilità maschile nei Paesi occidentali (comprendendo Europa, Nord America, Australia e Nuova Zelanda) è diminuita del 50-60% in 40 anni, mentre in Asia, Africa e Sud America non ha avuto modifiche di rilievo [Fonte: “Temporal trends in sperm count: a systematic review and meta-regression analysis”, Human Reproduction Update, nov 2017].

L’organizzazione no-profit ChemSec, formata da enti svedesi per la protezione della natura e tenuta in considerazione dall’ECHA (l’agenzia ufficiale europea per la sicurezza delle sostanze chimiche), ha stilato e tiene aggiornata la SIN List, un elenco di sostanze dalle caratteristiche tossicologiche preoccupanti, con l’obiettivo di fare pressione sugli enti pubblici affinché ne venga proibito l’uso. Fra i dati che vengono ritenuti importanti c’è la tossicità per il ciclo riproduttivo. In una lettera al nuovo direttore dell’ECHA, Björn Hansen, il direttore di ChemSec A.S. Andersson chiede che gli approfondimenti sulle sostanze siano meno lenti e più oggettivi.

Bensos ha da sempre considerato prioritari, nella scelta delle materie prime, i dati di tossicità riproduttiva, insieme a quelli di tossicità verso il profilo genetico e verso il sistema endocrino. Per questo non utilizza sostanze le cui analisi di tossicità sul sistema riproduttivo e/o sul feto abbiano valori preoccupanti. Per esempio, non usa acido glicolico, acido tioglicolico e derivati nei detersivi né nei detergenti e creme cosmetici sia per uso domestico sia professionale; altrettanto non usa “siliconi volatili” (cyclomethicone, cyclotetrasiloxane, cyclopentasiloxane), pur se il SCCS (Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori) nel 2010 fa ha ritenuto di sostenere che tali sostanze “non pongano rischi per la salute umana se usati nei prodotti per uso cosmetico”. Bensos ritiene che l’atteggiamento critico di ChemSec sia in linea con la propria mission, che considera la salute dei consumatori, insieme alla tutela dell’ambiente, assolutamente prioritaria.


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