GLOSSARIO

AGENTI SEQUESTRANTI

Sono sostanze in grado di combinarsi con il Calcio e Magnesio presenti nell'acqua (o negli alimenti presenti in tracce sulle stoviglie) e di diminuirne cosi' la concentrazione libera. Quest'azione e' di grande utilita' ai fini della qualita' di lavaggio: il Calcio e il Magnesio si combinerebbero con i tensioattivi presenti nei detersivi, diminuendone l'efficacia, e con altre sostanze anioniche, contribuendo alla formazione di calcare sulle superfici. Gli agenti sequestranti (talvolta denominati chelanti o complessanti) sono utili anche nella prevenzione di macchie dovute a ossidi e sali di altri ioni metallici (ferro, rame, etc.).

Nel lavaggio di stoviglie a macchina, la presenza di sequestranti e' fondamentale per la buona riuscita del lavaggio.

Nel lavaggio di tessuti in lavatrice, se il detersivo contiene una sufficiente percentuale di sequestranti si hanno vari benefici: minor deposito di calcare sulle fibre, maggiore risciacquabilita' del detersivo e conseguente minor permanenza di sostanze detergenti sui vestiti che andranno poi indossati.

Generalmente, i sequestranti utilizzati nei detersivi, sia convenzionali sia ecologici, presentano caratteristiche di scarsa ecologicita':

    EDTA e suo sale sodico (C.A.S. 60-00-4 e 64-02-8):
    sono scarsamente biodegradabili. E' stata recentemente sperimentata una lenta biodegradazione a pH alcalini e in assenza di metalli pesanti, ma tali condizioni non si ritrovano né nelle acque superficiali né negli impianti di depurazione (European Union - Risk Assessment Report Vol.49: “Edetic acid (EDTA)”, 2004).

  • FOSFONATI (ATMP - C.A.S. 6419-19-8; EDTMP – C.A.S. 1429-50-1; HDTMP – C.A.S. 23605-74-5; DTPMP – C.A.S. 15827-60-8; HEDP, acido etidronico – C.A.S. 2809-21-4):
    sono pochissimo biodegradabili per via aerobica (HERA – Human & Environmental Risk Assessment on ingredients of European household cleaning products: “Phosphonates”, 2004) e quasi per nulla per via anaerobica (Danish EPA: “Environmental and Health Assessment of Substances in Household and Cosmetic Detergent products”, 96-100, 615-2001); in determinate condizioni (catalisi da parte di ioni di alcuni metalli di transizione, a specifici intervalli di pH) sono fotodegradabili; tuttavia in ambiente reale la fotodegradazione viene ostacolata da altri meccanismi chimico-fisici, quali la ridotta esposizione alla luce solare (per esempio in acque profonde o torbide) e soprattutto l'adsorbimento su suolo e sedimenti, reversibile solo per azione di acidi forti o di soluzioni saline più concentrate, quindi non in condizioni ritrovabili in ambiente reale (FISCHER K: “Distribution and elimination of HEDP in aquatic test systems”, WATER RES; 27 (3). 1993. 485-493).

  • POLICARBOSSILATI (omopolimeri di acido acrilico – C.A.S. 9003-04-7 e 9003-01-4; copolimeri di acido acrilico e anidride maleica – C.A.S. 52255-49-9):
    sono scarsamente biodegradabili per via aerobica e non lo sono per nulla per via anaerobica; negli impianti di depurazione vengono trattenuti nei fanghi (Danish EPA: “Environmental and Health Assessment of Substances in Household and Cosmetic Detergent products”, 100-103, 615-2001).

  • NTA (acido nitrilotriacetico - CAS: 139-13-9):
    e' utilizzato in Italia in talune applicazioni industriali, mentre in Europa (specialmente Germania, Svizzera) e' un componente importante di detersivi a basso impatto ambientale. Le sue caratteristiche sono contradditorie, in quanto e' molto biodegradabile, ma i prodotti di biodegradazione sono le cancerogene nitrosammine.

I sequestranti utilizzati nei detersivi Bensos sono tutti a bassissimo impatto ambientale e tossicologico:

    sale tetrasodico di acido imminodisuccinico (IDS – C.A.S. 144538-83-0);

  • sale tetrasodico di acido glutammico N,N-diacetico (GLDA – C.A.S. 51981-21-6), di origine naturale;

  • sodio gluconato (C.A.S. 527-07-1), di origine naturale;

  • sodio citrato (C.A.S. 6132-04-3), di origine naturale.

Sono tutti rapidamente biodegradabili aerobicamente (Test OECD 301 A-F) e hanno bassissima tossicita' verso l'Uomo e verso gli organismi acquatici.

L'applicazione di alcune fra queste sostanze particolarmente innovative ed efficaci nei detergenti e' stata da noi brevettata in Italia ed e' oggetto di domanda di brevetto internazionale (PCT).

CONSERVANTI

Sono sostanze che, per azione batteriostatica o battericida e/o fungicida, contrastano l'azione degradante dei microorganismi sul prodotto finito, allungandone i tempi di stoccaggio senza variazioni sulla composizione o contaminazioni.

I conservanti utilizzati generalmente nei detersivi sono lentamente biodegradabili, altamente tossici per gli organismi acquatici e allergizzanti. A titolo di esempio si possono citare:

    5-cloro-2-metile-2H-isotiazolin-3-one (C.A.S. 26172-55-4), mutageno secondo l'Ames Test;

  • 2-metile-2H-isotiazolin-3-one (C.A.S. 2682-20-4), anch'esso mutageno secondo l'Ames Test;

  • 2-bromo-2-nitropropan-1,3-diolo (Bronopol, C.A.S. 52-51-7) la cui degradazione può portare alla formazione delle cancerogene Nitrosammine;

  • sodio idrossimetilglicinato (C.A.S. 70161-44-3), donatore di Formaldeide (considerata dall'IARC “probabilmente cancerogena per l'Uomo” - Carc 2A);

  • DMDM Hydantoin (C.A.S. 7732-18-5), donatore di Formaldeide.

Un conservante utilizzabile per un prodotto ecologico dovrebbe limitare la propria azione battericida o fungicida al periodo di stoccaggio (da alcuni mesi a 2 anni, a seconda del tipo di prodotto) alla concentrazione massima, che corrisponde a quella dosata dal produttore. Una volta diluito nelle acque di scarico, deve invece essere attaccabile dai batteri biodegradatori, in modo da non accumularsi nell'ambiente.

Il 2-fenossietanolo (C.A.S. 122-99-6), usato nei cosmetici, e' rapidamente biodegradabile e ha buone caratteristiche tossicologiche acute. Puo' pero' contenere impurezze di fenolo (C.A.S. 108-95-2), sostanza tossica (IARC agg. 1999: Carc. 3 - non classificabile per cancerogenicita' verso l'Uomo, ne' provatamente verso gli animali) e che presenta vari dati di mutagenicita' e di tossicita' sul ciclo riproduttivo, sebbene generalmente ad alte dosi. In realta', la ditta produttrice del 2-fenossietanolo che stiamo utilizzando ci garantisce che ne contiene max 10 mg/Kg, ossia lo 0,001%. Poiche' le formulazioni a pH neutro in cui e' stato utilizzato esclusivamente sodio lattato come conservante si sono dimostrate in taluni casi poco stabili sotto il profilo della conservazione, ci sembra opportuno integrare con una piccola percentuale di 2-fenossietanolo, con una presenza massima ipotetica di fenolo pari allo 0,00001 % nel prodotto finale. Tale percentuale ci sembra ragionevole, anche pensando che il fenolo NON ha la tendenza ad accumularsi nei tessuti umani (Log Kow = 1,45 < 3). E' infatti importante garantire che il prodotto, se ben immagazzinato, non venga attaccato da agenti patogeni di origine microbiologica.

L'acido benzoico e suoi sali (C.A.S. 532-32-1) sono sostanze dal buon profilo tossicologico ed ecotossicologico, ma presentano alcune limitazioni nell'uso.

Esiste una categoria di conservanti, usati generalmente nei cosmetici e talvolta negli alimenti, che recentemente e' stata oggetto di allarme e susseguenti indagini: i PARABENI. E' disponibile per il pubblico una serie di documenti interessanti, che testimonia l'interesse istituzionale per questi prodotti e per le voci che si erano create al riguardo: alla pagina web Opinioni Comitato Scientifico della Commissione Europea sulla salute si vada alla voce “Preservatives”, da cui si possono scaricare i documenti Parabens COLIPA no. P82, Parabens, underarm cosmetics and breast cancer (nel quale si specifica l'assoluta non correlabilita' fra parabeni e tumore al seno) e The safety evaluation of Parabens covering in addition isopropyl paraben. Leggendoli si evince che, dalle numerose analisi considerate dal Comitato Scientifico della Commissione Europea – il quale generalmente non tiene in considerazione le analisi che non considera valide – effettivamente sono stati riscontrati dati tossicologici cronici preoccupanti sui alcuni parabeni, ma NON su metil- ed etilparaben: queste due molecole sono considerate sicure (anche per l'uso alimentare).

Bensos, nei prodotti che richiedono copertura da contaminazioni microbiologiche, usa le seguenti sostanze:

    acido lattico (C.A.S. 79-33-4) e sale sodico (C.A.S. 867-56-1), additivi alimentari di origine naturale che, nei prodotti studiati per essere applicati manualmente (lavapiatti a mano, etc.), svolgono anche azione umettante ed emolliente.

  • 2-fenossietanolo (C.A.S. 122-99-6), biocida antibatterico in alcune formulazioni, in concentrazione pari allo 0,5-1,0%;

  • cloruro di sodio (comune sale da cucina, C.A.S. 7647-14-5), che in concentrazioni relativamente elevate ha la proprieta' di far scoppiare le membrane cellulari dei batteri, a causa della sua igroscopicita'. Generalmente, nei detersivi per ragioni tecniche non si possono raggiungere tali concentrazioni, percio' va affiancato ad altri agenti dall'azione batteriostatica.

  • metilparaben sale sodico (C.A.S. 5026-62-0) come antifungino in alcune formulazioni, in concentrazione pari allo 0,2%;



Some rights reserved

This work is licensed under a Creative Commons Attribution

No Derivative Works 3.0 License.
Valid HTML 4.01 Transitional