I NOSTRI CRITERI

Nella prima parte di questa pagina spieghiamo i criteri generali che ci siamo imposti nella selezione delle materie prime; nella seconda parte, parliamo specificamente delle singole sostanze.

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BIODEGRADABILITA' RAPIDA (Test OECD 301 A-F):

Il primo aspetto da considerare in un prodotto a basso impatto ambientale e' la possibilita' da parte dell'ambiente di smaltire velocemente ognuna delle sostanze impiegate per realizzarlo. Si pensi che in Europa si consumano ogni anno milioni di tonnellate fra detersivi domestici e detergenti per uso personale (rispettivamente 7.300.000 t/anno e 1.900.000 t/anno, stima al 1998. Fonte: Environmental Project No. 615 2001, Miljoprojekt - Danish Ministry of Environment), oltre ai detersivi per uso professionale.
Di queste tonnellate/anno immesse nelle acque di scarico dopo l'uso come detergenti, una parte passa attraverso impianti di depurazione e una parte no.

Gli impianti di depurazione si occupano di sottoporre le sostanze presenti nelle acque di scarico a trattamenti di vario tipo: filtrazioni, trasformazioni in sostanze piu' semplici ad opera di altre sostanze chimiche aggressive oppure ad opera di batteri "buoni" coltivati in biomasse dette "fanghi attivi", oppure distruzione con radiazioni ultraviolette o con trattamenti chimico-fisici di vario genere. Le eventuali sostanze refrattarie a questi trattamenti vengono trattenute in filtri a carbone attivo posti alla fine dell'impianto; la loro distruzione avverra' in appositi inceneritori per rifiuti tossici.

E gli scarichi che non vengono convogliati nel depuratore?
Se ne vanno nei corsi d'acqua: dagli stagni, torrenti e fiumi, ai laghi e mari. Le sostanze che tendono ad annidarsi nel suolo, dai corsi d'acqua si fermano sul fondale o nei sedimenti. Dai corsi d'acqua, in talune situazioni possono passare nelle falde acquifere.
Se le sostanze presenti nelle milioni di tonnellate all'anno di detersivi fossero tutte in grado di essere degradate in pochi giorni dai batteri "buoni" naturalmente presenti nei corsi d'acqua, allora molte situazioni di degrado ambientale non esisterebbero neppure. Ma siccome non e' cosi'... molte di queste sostanze continuano ad accumularsi nei corsi e negli specchi d'acqua. Alcune sono tossiche per l'Uomo, altre sono tossiche per gli organismi che vivono nelle acque, altre sono in grado di alterare gli ecosistemi in cui questi organismi vivono, causando l'estinzione di alcune specie viventi e la sovrappopolazione di altre.

E' di primaria importanza evitare l'uso di sostanze che biodegradino lentamente o che non biodegradano affatto, presenza invece comunissima nei detersivi convenzionali e anche in molti prodotti denominati ecologici.

I Test OECD 301 A-F di Biodegradabilita' rapida.
Considerando ogni singola materia prima, entro pochi giorni (max. 28 gg) la maggior parte della sostanza (almeno il 60%, o il 70% a seconda del test considerato) viene biodegradata dai batteri presenti nell'ambiente o negli impianti di depurazione.
Le sostanze che soddisfano questa condizione non tendono ad accumularsi nell'ambiente, bensi' vengono smaltite in tempi brevi in modo naturale.
Approfondimento: Sito documentazione OECD
Il metodo e' validato per sostanze singole. Bensos, con un'idea del tutto all'avanguardia, sta svolgendo tali prove SUI PRODOTTI FINITI, poiche' puo' succedere che le sostanze rapidamente biodegradabili, miscelate fra loro, diano luogo a reazioni chimiche inaspettate, che rendono la miscela biodegradabile lentamente.
Questo aspetto e' stato approfondito da ricercatori universitari e lo studio fa parte di alcune tesi di laurea, nonche' di studi scientifici in corso di pubblicazione su riviste del settore.

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BASSA TOSSICITA' A LUNGO TERMINE VERSO LE PERSONE e BIOACCUMULAZIONE

Nelle nostre ricerche, valutiamo le caratteristiche tossicologiche di ogni sostanza dividendole innanzitutto in due tipi: tossicologia acuta e tossicologia cronica.
La tossicita' ACUTA diminuisce aumentando il grado di diluizione. Per esempio: da "altamente corrosivo" (etichettatura: C R35) si passa a "corrosivo" (C R34), a "fortemente irritante per gli occhi" (Xi R41), a "irritante per gli occhi" (Xi R36), a "nessun effetto" man mano che si diluisce. Quindi, se si sta sotto una certa soglia (legata al tempo di dimezzamento nell'organismo e alla capacita' di smaltimento offerta da questo a seconda della via preferita di escrezione), la tossicita' e' intrinsecamente bassa.
La tossicita' CRONICA invece viene compensata solo in parte dalla diluizione: si manifesta con effetti a lungo termine, legati ad assunzioni anche basse ma frequenti e per lunghi periodi. E' legata a caratteristiche quali: cancerogenicita', mutagenicita' (azione di modifica del DNA dei tessuti biologici, con aumento delle probabilita' di effetti cancerogeni), tossicita' sul ciclo riproduttivo, teratogenicita' (cancerogenicita' su embrione e feto), azione come disruptore endocrino, allergenicita'. Questo tipo di tossicita' diventa ancora piu' preoccupante se la sostanza in questione presenta la tendenza ad accumularsi nell'organismo umano o animale; tale tendenza e' misurabile direttamente o calcolabile e si esprime con il LogKow, logaritmo del Coefficiente di Ripartizione Ottanolo - Acqua (l'ottanolo e' un alcole dalla polarita' vicina a quella dei tessuti umani): le sostanze che NON hanno tendenza a bioaccumulare presentano LogKow < 3. Quelle che possiedono LogKow > 3 o = 3 (che siano provatamente tossiche per tossicologia cronica oppure no) hanno la tendenza ad accumularsi nell'organismo, perche' stanno volentieri disciolte nei tessuti adiposi, ossia nel grasso.
Fra le sostanze comunemente utilizzate nei detersivi sono presenti molte sostanze tossiche a lungo termine. Bensos ha escluso dalle proprie formulazioni le sostanze considerate mutagene gia' a bassi dosaggi (< 900 - 1.000 mg/Kg), le sostanze tossiche per il ciclo riproduttivo, e le sostanze allergizzanti, oltre naturalmente ai cancerogeni e ai disruptori endocrini.

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BASSA TOSSICITA' PER GLI ORGANISMI ACQUATICI:

Tutti i detersivi sono generalmente tossici per pesci, crostacei e alghe, ma selezionando accuratamente le sostanze che li compongono si possono creare formulazioni poco tossiche per la vita acquatica. I problemi legati a questo aspetto si possono creare nel caso di acque di scarico contenenti residui di detersivi, le quali non vengano sottoposte a trattamento in impianto di depurazione bensi' entrino direttamente in un corso d'acqua:
se le sostanze che compongono il detersivo sono tossiche o molto tossiche per gli organismi acquatici, in misura proporzionale alla quantita' di detersivo l'ecosistema acquatico puo' subire danni seri (impoverimento della fauna e della flora acquatica, moria di pesci).
Quanto piu' e' bassa la tossicita' dei componenti, tanto meno si corrono rischi di alterazione dell'ecosistema. Il fatto che i componenti siano rapidamente biodegradabili, infatti, non significa che gli organismi acquatici non vi siano esposti: la biodegradazione non e' comunque immediata (possono volerci alcuni giorni anche per le sostanze piu' degradabili).

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BIODEGRADABILITA' ANAEROBICA:

In condizioni di assenza o carenza di ossigeno (sedimenti e terreni, fognature, etc.) esistono batteri "buoni" che si occupano di biodegradare ugualmente le sostanze a base di catene di carbonio che siano biodegradabili anaerobicamente. Bensos ha escluso le sostanze che non vengono per nulla biodegradate anaerobicamente e utilizza in modo limitatissimo alcune sostanze che presentano una biodegradabilita' anaerobica relativamente lenta.
Si tratta peraltro di un parametro ancora poco investigato: sono poche le sostanze per le quali e' stato misurato, forse perche' si tratta di una procedura piu' complessa e lunga rispetto alla citata misura della biodegradabilita' rapida (aerobica).
Approfondimento: Metodo UNI EN ISO 11734 - Valutazione della biodegradabilita' anaerobica ultima di composti organici in fanghi digeriti (giugno 2004).
Bensos sta mettendo a punto la metodica per la misura della biodegradabilita' anaerobica su singole sostanze chimiche e sui prodotti finiti, in linea con i principi etici fin qui portati avanti.

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BASSO GRADO DI ETOSSILAZIONE:

I tensioattivi etossilati utilizzati sono stati selezionati in base al basso grado di etossilazione (max. 5,5 moli/mole di tensioattivo per i non-ionici, max 2 moli/mole di tensioattivo per gli anionici), al fine di esporre il minor numero di lavoratori possibile al tossico Ossido di Etilene, utilizzato come reagente per la produzione di questo tipo di sostanze presenti in buona parte dei detersivi e dei cosmetici (tensioattivi etossilati, PEG). Sono stati esclusi i tensioattivi propossilati.
Si veda anche l'argomento Tensioattivi etossilati e diossano.

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LE SOSTANZE SCELTE, QUELLE SCARTATE E IL PERCHE'

AGENTI SEQUESTRANTI

Sono sostanze in grado di combinarsi con il Calcio e Magnesio presenti nell'acqua (o negli alimenti presenti in tracce sulle stoviglie) e di diminuirne cosi' la concentrazione libera. Quest'azione e' di grande utilita' ai fini della qualita' di lavaggio: il Calcio e il Magnesio si combinerebbero con i tensioattivi presenti nei detersivi, diminuendone l'efficacia, e con altre sostanze anioniche, contribuendo alla formazione di calcare sulle superfici. Gli agenti sequestranti (talvolta denominati chelanti o complessanti) sono utili anche nella prevenzione di macchie dovute a ossidi e sali di altri ioni metallici (ferro, rame, etc.).

Nel lavaggio di stoviglie a macchina, la presenza di sequestranti e' fondamentale per la buona riuscita del lavaggio.

Nel lavaggio di tessuti in lavatrice, se il detersivo contiene una sufficiente percentuale di sequestranti si hanno vari benefici: minor deposito di calcare sulle fibre, maggiore risciacquabilita' del detersivo e conseguente minor permanenza di sostanze detergenti sui vestiti che andranno poi indossati.

Generalmente, i sequestranti utilizzati nei detersivi, sia convenzionali sia ecologici, presentano caratteristiche di scarsa ecologicita':

  • EDTA e suo sale sodico (C.A.S. 60-00-4 e 64-02-8):
    sono scarsamente biodegradabili. E' stata recentemente sperimentata una lenta biodegradazione a pH alcalini e in assenza di metalli pesanti, ma tali condizioni non si ritrovano nelle acque superficiali negli impianti di depurazione (European Union - Risk Assessment Report Vol.49: "Edetic acid (EDTA)", 2004).

  • FOSFONATI (ATMP - C.A.S. 6419-19-8; EDTMP C.A.S. 1429-50-1; HDTMP C.A.S. 23605-74-5; DTPMP C.A.S. 15827-60-8; HEDP, acido etidronico C.A.S. 2809-21-4):
    sono pochissimo biodegradabili per via aerobica (HERA Human & Environmental Risk Assessment on ingredients of European household cleaning products: "Phosphonates", 2004) e quasi per nulla per via anaerobica (Danish EPA: "Environmental and Health Assessment of Substances in Household and Cosmetic Detergent products", 96-100, 615-2001); in determinate condizioni (catalisi da parte di ioni di alcuni metalli di transizione, a specifici intervalli di pH) sono fotodegradabili, ossia le molecole vengono scisse dall'azione delle onde elettromagnetiche provenienti dal sole; tuttavia in ambiente reale la fotodegradazione viene ostacolata da altri meccanismi chimico-fisici, quali la ridotta esposizione alla luce solare (per esempio in acque profonde o torbide) e soprattutto l'adsorbimento su suolo e sedimenti, reversibile solo per azione di acidi forti o di soluzioni saline piu' concentrate, quindi in condizioni non ritrovabili in ambiente reale (FISCHER K: "Distribution and elimination of HEDP in aquatic test systems", WATER RES; 27 (3). 1993. 485-493).
    Va infatti ricordato che i fosfonati NON sono volatili [p vap = 0.1kPa a 20C. Fonte: OECD-SIDS Aminotri(methylene phosphonic acid)], bensi' sono molecole pesanti [densita': 1.33 a 20C. Fonte: OECD-SIDS, id.] pertanto se non sono esposti alla luce in specchi d'acqua di basso spessore (fondale alto) o in vaschette da laboratorio, piu' che a subire le radiazioni solari tenderanno a essere trasportati dalla corrente e a essere adsorbiti in terricci porosi, dove si fermeranno e non verranno biodegradati.

  • POLICARBOSSILATI (omopolimeri di acido acrilico C.A.S. 9003-04-7 e 9003-01-4; copolimeri di acido acrilico e anidride maleica C.A.S. 52255-49-9):
    sono scarsamente biodegradabili per via aerobica e non lo sono per nulla per via anaerobica; negli impianti di depurazione vengono trattenuti nei fanghi (Danish EPA: "Environmental and Health Assessment of Substances in Household and Cosmetic Detergent products", 100-103, 615-2001).

  • NTA (acido nitrilotriacetico - CAS: 139-13-9):
    e' utilizzato in Italia in talune applicazioni industriali, mentre in Europa (specialmente Germania, Svizzera) e' un componente importante di detersivi a basso impatto ambientale. Le sue caratteristiche sono contradditorie, in quanto e' molto biodegradabile, ma i prodotti di biodegradazione sono le cancerogene nitrosammine.

I sequestranti utilizzati nei detersivi Bensos sono tutti a bassissimo impatto ambientale e tossicologico:

  • sale tetrasodico di acido imminodisuccinico (IDS C.A.S. 144538-83-0);

  • sale tetrasodico di acido glutammico N,N-diacetico (GLDA C.A.S. 51981-21-6), di origine naturale;

  • sodio gluconato (C.A.S. 527-07-1), di origine naturale;

  • sodio citrato (C.A.S. 6132-04-3), di origine naturale.

Sono tutti rapidamente biodegradabili aerobicamente (Test OECD 301 A-F) e hanno bassissima tossicita' verso l'Uomo e verso gli organismi acquatici.

L'applicazione di alcune fra queste sostanze particolarmente innovative ed efficaci nei detergenti e' stata da noi brevettata in Italia ed e' oggetto di domanda di brevetto internazionale (PCT).

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CONSERVANTI

Sono sostanze che, per azione batteriostatica o battericida e/o fungicida, contrastano l'azione degradante dei microorganismi sul prodotto finito, allungandone i tempi di stoccaggio senza variazioni sulla composizione o contaminazioni.

I conservanti utilizzati generalmente nei detersivi sono lentamente biodegradabili, altamente tossici per gli organismi acquatici e allergizzanti. A titolo di esempio si possono citare:

  • 5-cloro-2-metile-2H-isotiazolin-3-one (C.A.S. 26172-55-4), mutageno secondo l'Ames Test;

  • 2-metile-2H-isotiazolin-3-one (C.A.S. 2682-20-4), anch'esso mutageno secondo l'Ames Test;

  • 2-bromo-2-nitropropan-1,3-diolo (Bronopol, C.A.S. 52-51-7) la cui degradazione puo' portare alla formazione delle cancerogene Nitrosammine;

  • sodio idrossimetilglicinato (C.A.S. 70161-44-3), donatore di Formaldeide (considerata dall'IARC "probabilmente cancerogena per l'Uomo" - Carc 2A);

  • DMDM Hydantoin (C.A.S. 7732-18-5), donatore di Formaldeide.

Un conservante utilizzabile per un prodotto ecologico dovrebbe limitare la propria azione battericida o fungicida al periodo di stoccaggio (da alcuni mesi a 2 anni, a seconda del tipo di prodotto) alla concentrazione massima, che corrisponde a quella dosata dal produttore. Una volta diluito nelle acque di scarico, deve invece essere attaccabile dai batteri biodegradatori, in modo da non accumularsi nell'ambiente.

Il 2-fenossietanolo (C.A.S. 122-99-6), usato nei cosmetici, e' rapidamente biodegradabile e ha buone caratteristiche tossicologiche acute. Puo' pero' contenere impurezze di fenolo (C.A.S. 108-95-2), sostanza tossica (IARC agg. 1999: Carc. 3 - non classificabile per cancerogenicita' verso l'Uomo, ne' provatamente verso gli animali) e che presenta vari dati di mutagenicita' e di tossicita' sul ciclo riproduttivo, sebbene generalmente ad alte dosi. In realta', la ditta produttrice del 2-fenossietanolo che stiamo utilizzando ci garantisce che ne contiene max 10 mg/Kg, ossia lo 0,001%. Poiche' le formulazioni a pH neutro in cui e' stato utilizzato esclusivamente sodio lattato come conservante si sono dimostrate in taluni casi poco stabili sotto il profilo della conservazione, ci sembra opportuno integrare con una piccola percentuale di 2-fenossietanolo, con una presenza massima ipotetica di fenolo pari allo 0,00001 % nel prodotto finale. Tale percentuale ci sembra ragionevole, anche pensando che il fenolo NON ha la tendenza ad accumularsi nei tessuti umani (Log Kow = 1,45 < 3). E' infatti importante garantire che il prodotto, se ben immagazzinato, non venga attaccato da agenti patogeni di origine microbiologica.

L'acido benzoico e suoi sali (C.A.S. 532-32-1) sono sostanze dal buon profilo tossicologico ed ecotossicologico, ma presentano alcune limitazioni nell'uso.

Esiste una categoria di conservanti, usati generalmente nei cosmetici e talvolta negli alimenti, che recentemente e' stata oggetto di allarme e susseguenti indagini: i PARABENI. E' disponibile per il pubblico una serie di documenti interessanti, che testimonia l'interesse istituzionale per questi prodotti e per le voci che si erano create al riguardo: alla pagina web Opinioni Comitato Scientifico della Commissione Europea sulla salute si vada alla voce "Preservatives", da cui si possono scaricare i documenti Parabens COLIPA no. P82, Parabens, underarm cosmetics and breast cancer (nel quale si specifica l'assoluta non correlabilita' fra parabeni e tumore al seno) e The safety evaluation of Parabens covering in addition isopropyl paraben. Leggendoli si evince che, dalle numerose analisi considerate dal Comitato Scientifico della Commissione Europea il quale generalmente non tiene in considerazione le analisi che non considera valide effettivamente sono stati riscontrati dati tossicologici cronici preoccupanti sui alcuni parabeni, ma NON su metil- ed etilparaben: queste due molecole sono considerate sicure (anche per l'uso alimentare).

Bensos, nei prodotti che richiedono copertura da contaminazioni microbiologiche, usa le seguenti sostanze:

  • acido lattico (C.A.S. 79-33-4) e sale sodico (C.A.S. 867-56-1), additivi alimentari di origine naturale che, nei prodotti studiati per essere applicati manualmente (lavapiatti a mano, etc.), svolgono anche azione umettante ed emolliente.

  • 2-fenossietanolo (C.A.S. 122-99-6), biocida antibatterico in alcune formulazioni, in concentrazione pari allo 0,5-1,0%;

  • cloruro di sodio (comune sale da cucina, C.A.S. 7647-14-5), che in concentrazioni relativamente elevate ha la proprieta' di far scoppiare le membrane cellulari dei batteri, a causa della sua igroscopicita'. Generalmente, nei detersivi per ragioni tecniche non si possono raggiungere tali concentrazioni, percio' va affiancato ad altri agenti dall'azione batteriostatica.

  • metilparaben sale sodico (C.A.S. 5026-62-0) come antifungino in alcune formulazioni, in concentrazione pari allo 0,2%;

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CANDEGGIANTI OTTICI

Per dare un'impressione di maggior pulito, e' diffuso l'impiego dei cosiddetti candeggianti ottici nei detersivi da bucato.
Si tratta, in parole povere, di "IMBROGLIONI CHIMICI": infatti catturano energia luminosa a noi invisibile, nella zona spettrale dei raggi ultravioletti (U.V., lunghezza d'onda < 200 nm), per poi riemetterla nella zona spettrale della luce visibile (lunghezza d'onda compresa fra 200 e 700 nm).

Che cosa significa? Significa che dove non c'era luce (visibile), nel mettere il candeggiante ottico la luce c'e'! In pratica, la tovaglia che prima bianca non era (vuoi perche' macchiata, vuoi perche' ingrigita o ingiallita a forza di essere lavata) "miracolosamente" diventa bianchissima.

C'e' di piu': gli scienziati hanno da tempo capito che l'occhio umano apprezza di piu' un bianco leggermente tendente all'azzurro-viola (in modo quasi impercettibile) rispetto a un bianco con tendenza al giallino: lo vede "piu' bianco". Quindi, la molecola del candeggiante ottico e' studiata apposta perche' la luce bianca che viene riemessa abbia anche una leggera tendenza al violetto.

Per completare questo "servizio" reso dai detersivi, generalmente sono presenti anche degli AZZURRANTI, ossia coloranti per i tessuti presenti in piccola quantita', quel tanto che basta a dare "un tocco di azzurro" al bucato e renderlo, paradossalmente, piu' bianco.

Benche' l'impatto di queste sostanze sulla salute umana non sia preoccupante, si tratta di sostanze del tutto inutili sotto il profilo dell'azione lavante, la cui azione, peraltro temporanea, riveste esclusivamente carattere commerciale.

In piu', le massaie piu' esperte si saranno trovate, nel corso degli anni, ad avere a che fare con gli EFFETTI COLLATERALI dei candeggianti ottici.
Poniamo di lavare poco dopo Natale la tovaglia abitualmente usata per i giorni di festa e riporla pulita nel cassetto. Se e' stata lavata con un detersivo contenente candeggiante ottico (come lo sono tutti i detersivi convenzionali ed alcuni fra quelli ecologici), quando la tovaglia verra' estratta nuovamente dal cassetto per Pasqua o, peggio, per il Natale successivo, quasi sicuramente saranno bene in rilievo tutte le macchie che la nostra massaia era convinta di aver lavato via...
Questo perche' i candeggianti ottici non hanno vita eterna: la loro azione perde efficacia con il passare del tempo e alla fine non sono piu' in grado di assicurare l'azione coprente necessaria a mascherare la presenza della macchia o la copertura dell'ingiallimento.
Le mamme che prestano i vestitini dei propri bimbi alle amiche avranno anch'esse avuto l'inquietante esperienza di estrarre i vestitini puliti e ripiegati dai cassetti, accorgendosi all'ultimo momento delle tremende macchie di frutta "inspiegabilmente" riapparse...

Bensos ha scelto di NON utilizzare questo escamotage, ossia di NON mascherare le macchie ne' l'ingrigimento con candeggianti ottici: se una macchia eventualmente non e' venuta pulita durante il lavaggio con il nostro prodotto, l'utente lo sapra' subito e potra' cosi' decidere di trattarla con un'applicazione locale di detersivo puro, oppure con un candeggiante chimico a base di sodio percarbonato, oppure soffregando con sapone di Marsiglia...
In ogni caso, l'utente sapra' di aver utilizzato un detersivo che lava in modo "onesto" e, soprattutto, che NON contiene sostanze fatte apposta per restare appiccicate ai vestiti anche dopo il risciacquo.

Bibliografia: Nils Pauler "Paper optics", AB Lorentzen & Wettre (1998); HERA: "Fluorescent Brightener FWA-1", 2004; HERA: "Fluorescent Brightener FWA-5", 2003.


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TENSIOATTIVI ETOSSILATI E DIOSSANO

I tensioattivi etossilati (lauriletere solfato, non-ionici etossilati) possono contenere un'impurezza denominata 1,4-diossano, generalmente nell'ordine dei 10 mg/Kg (0,001%) fino alle centinaia di mg/Kg (0,01%).
Il diossano e':

  • classificato cancerogeno per gli animali; lo e' infatti per ratti e topi di laboratorio, ma per l'Uomo c'e' un grosso dubbio, dovuto al fatto che le statistiche occupazionali (ossia riguardanti i lavoratori delle industrie che producono diossano) non registrano un aumento dei tumori rispetto alla media normale;

  • fortemente mutageno per ratti e topi, ma le prove in vitro sui linfociti umani lo danno come pochissimo mutageno (ossia mutageno solo se in concentrazioni molto alte; alcune sostanze alimentari lo sono a quei livelli, come l'alcool); sembrerebbe quindi avere tossicita' "specie-specifica";

  • pochissimo tossico sul ciclo riproduttivo (ossia tossico solo se in concentrazioni molto alte);

  • non e' biodegradabile; pero' tende a evaporare dall'acqua ed e' molto fotodegradabile alla luce solare (ha un'emivita breve);

  • lo trovano in tracce nelle acque di falda (in USA), nelle tipiche situazioni ambientali in cui non c'e' scambio con l'atmosfera; tende a stare sia nell'acqua sia nelle sostanze non affini all'acqua, ma non ha tendenza ad accumularsi nel nostro organismo.

  • i migliori produttori di materie prime effettuano uno stripping a bassa pressione di questa sostanza dal tensioattivo in fase di produzione, in modo da asportarla e smaltirla in modo corretto.

La presenza del diossano come impurezza nei tensioattivi non rappresenta la quota maggioritaria, in quanto il vero utilizzo e' come solvente in vernici e simili); la quota apportata nell'ambiente dai tensioattivi e' quindi molto bassa.
Se fosse davvero un cancerogeno questo non vorrebbe dire nulla, ma visto che puo' darsi non lo sia alcuni aspetti vanno riconsiderati, almeno finche' non si trova un'alternativa sufficientemente investigata e altrettanto efficace rispetto ai tensioattivi etossilati.
Esistono infatti sostanze gia' ampiamente utilizzate da produttori di detersivi e cosmetici ecologici, che pero' sono state poco investigate dal punto di vista tossicologico e che quindi riteniamo poco sicure fino a prova contraria [per esempio: ammonium cocomonoglyceride sulfate (C.A.S. 61789-03-05)], alcune provenienti dal commercio equo e solidale e per questo accettate senza ulteriori approfondimenti...

Avendo tutti questi dubbi (sia in negativo sia in positivo), Bensos ha deciso di investire nell'approfondimento diretto dell'eventuale presenza di diossano, facendo analizzare da laboratorio terzo le formulazioni Bensos che contengono tensioattivi etossilati in quantita' maggiore rispetto alle altre e/o che vengono usate a mano.
I risultati sono molto incoraggianti: la presenza di 1,4-diossano non e' rilevata (l'eventuale presenza di diossano e' al di sotto del limite di rivelabilita' del metodo, pari a 1 mg/Kg, che equivale a 0,0001%) in tutti i prodotti Bensos sottoposti ad analisi.
I prodotti sono i seguenti:

Taluni produttori di detersivi ecologici - fra i quali alcuni che non utilizzano tensioattivi etossilati a causa del diossano - utilizzano sostanze sicuramente mutagene per l'Uomo in concentrazioni pari a 10.000 - 100.000 volte tanto.
Il Sodio lauril (o coccoil) solfato e' fra queste.
"Mutagena" e' una sostanza che crea modificazioni sul DNA cellulare, predisponendo alla cancerogenesi.

Secondo il nostro parere, e' preferibile utilizzare sostanze che danno un'eventuale impurezza neppure quantificabile (se c'e' e' davvero minima) che ha caratteristiche di cancerogenesi per taluni animali, ma secondo il nostro parere NON per la specie umana, rispetto a utilizzare quantita' ingenti (dall'1 almeno al 20% in peso) di sostanze sicuramente mutagene per la specie umana.

In piu', i tensioattivi etossilati selezionati da Bensos hanno la caratteristica di essere poco etossilati, proprio per avere meno impurezze possibile e per coinvolgere, a monte, minor quantita' di ossido di etilene possibile (sostanza tossica che va a produrre il diossano).

Bibliografia: Toxnet, US-EPA Toxguide, IARC, RTECS.

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SODIO LAURIL SOLFATO

Il Sodio Lauril Solfato (INCI: sodium lauryl sulfate) e' un tensioattivo anionico schiumogeno che puo' essere di origine sintetica o naturale; quest'ultimo si presenta come Sodio Coccoil Solfato (INCI: sodium cocoyl sulfate, sodium babassuyl sulfate), formato da lauril solfato mediamente per il 45%, il restante 55% costituito da altre molecole simili.
Anche il termine alchil solfati indica lauril solfato e/o sostanze chimicamente simili.
"Lauryl" e' un termine di nomenclatura chimica che indica una catena alchilica lineare formata da 12 atomi di carbonio, che sia di origine naturale oppure no.
Le altre molecole presenti nella miscela naturale contengono alcuni atomi di carbonio in piu' o in meno e presentano differenze sul tipo di legami (saturi e insaturi) fra gli atomi, come per l'olio d'oliva.
Il sodio lauril solfato e' molto biodegradabile, ha un buon potere lavante, e' molto sgrassante e piuttosto aggressivo sulla pelle.
La miscela di origine naturale puo' essere da commercio equo e solidale.

Dal punto di vista tossicologico, il sodio lauril solfato e':

  • nocivo per ingestione (Xn R22);

  • mutageno a basse dosi [Fonte: database RTECS RTWX5096000 aggiornato maggio 2006]:
    Prova: Inibizione del DNA linfocita umano, concentrazione: 100 mg/L.
    Prova: danno del DNA fegato ratto 243 umol/L, che equivale a 70mg/L.
    Prova: Inibizione del DNA rene porcellino d'India 60 umol/L, che equivale a 17 mg/L.
    I dati indicano che e' sufficiente una concentrazione di 100 mg/L per creare danni al DNA dei linfociti umani (globuli bianchi).

  • tossico per il ciclo riproduttivo per alcuni mammiferi [Fonte: database RTECS RTWX5096000 aggiornato maggio 2006]:
    Prova su pelle di embrione/feto di topo, Dose: 480 mg/Kg, tempo di esposizione: (6-13D PREG), risultato: fetotossicita' (esclusa la morte; es., feto nano).
    Questo dato e' limitato agli animali, ma la prudenza ci spinge a tenerne conto anche per la specie umana fino a prova contraria.

A nostro parere e dopo consultazione con docenti universitari, al fine di ridurre in modo ragionevole l'esposizione a sostanze troppo tossiche a lungo termine, e' opportuno porre il valore limite di 1.000 mg/Kg per i due tipi di tossicita' (mutagenicita' e tossicita' ciclo riproduttivo): al di sotto di tale limite, la sostanza e' da considerarsi preoccupante, in quanto la tossicita' si manifesta a dosi di somministrazione troppo basse, aumentando il rischio di:

- lesioni del DNA che aumentano la probabilita' di avere forme tumorali (mutagenicita');

- lesioni dell'apparato genitale femminile e/o maschile (tossicita' ciclo riproduttivo), con conseguenze sulla capacita' riproduttiva e/o malformazioni fetali.

Nota: per quanto riguarda la soglia di mutagenicita' pari a 1.000 mg/Kg, abbiamo fatto un'eccezione per l'acido lattico (si veda alla voce Conservanti) che presenta il seguente profilo tossicologico:

  • mutageno [Fonte: database RTECS OD310000]:
    Prova: Analisi citogenetica ovaia di criceto, concentrazione: 900 mg/L.
  • tossico per il ciclo riproduttivo per alcuni mammiferi [Fonte: database RTECS OD310000]:
    Prova orale su embrione/feto di topo, Dose: 5.700 mg/Kg, tempo di esposizione: (6-15D PREG), risultato: specifiche anomalie dello sviluppo (sistema muscoloscheletrico);

Il dato sulla mutagenesi e' appena sotto il limite da noi stabilito.
Un consulto medico ha permesso di valutare positivamente questo aspetto in quanto l'acido lattico e' secreto dal nostro corpo (si pensi per esempio alla produzione di questa sostanza quando si fa ginnastica in condizioni di insufficiente ossigenazione della muscolatura, con la comparsa dei tipici - e innocui - "dolori").
Essendo una sostanza che fa parte della nostra fisiologia, pur presentando essa una tossicita' relativamente alta si attiva uno dei meccanismi noti in Medicina, in base ai quali il nostro organismo e' in grado di tamponare gli effetti tossici delle sostanze da lui stesso prodotte, mediando con altre sostanze protettive.
Pertanto l'abbiamo ritenuto accettabile.

Il secondo dato presenta valori molto lontani dalla soglia problematica, come del resto molte altre sostanze anche utilizzate nell'alimentazione.



Bibliografia: Toxnet, US-EPA Toxguide, IARC, RTECS.

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POTASSIO COCCOATO

Il potassio coccoato (o potassio babassuato, a seconda della specie vegetale considerata) e' il sapone potassico di cocco. Ha buone proprieta' lavanti, e' un ottimo addensante e un ottimo antischiuma. Lo si trova spesso nei detersivi ecologici, ma anche nelle saponette per uso cosmetico.

Dal punto di vista tossicologico, il potassio coccoato e':

  • Tossico per il ciclo riproduttivo per alcuni mammiferi [Fonte: database RTECS RTGW8162000 aggiornato gennaio 1997]:
    Prova su pelle di topo, Dose TDLo: 6.000 mg/Kg, tempo di esposizione: (2-13D PREG), risultato: effetti sulla fertilita' (mortalita' post-impianto).
    Prova su pelle di embrione/feto di topo, Dose TDLo: 600 mg/Kg, tempo di esposizione: (2-13D PREG), risultato: specifiche anomalie dello sviluppo (sistema muscoloscheletrico).

Il primo dato e' buono, ossia indica che ci vogliono dosi molto alte di sostanza per cominciare a dare effetti sulla fertilita'.
Il secondo dato e' molto piu' preoccupante. Fino a prova contraria, a nostro parere il potassio coccoato va escluso dall'utilizzo.

Nota 1: TDLo = la dose tossica piu' bassa (per unita' di peso). Da questa dose in su, la sostanza presenta la tossicita' citata verso la specie animale in oggetto.
Nota 2: i dati tossicologici validati vengono raccolti su sostanza pura, pertanto e' altamente improbabile che il potassio coccoato oggetto di queste prove tossicologiche fosse miscelato con il tossico esaclorofene.

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SUGLI ENZIMI

Gli enzimi sarebbero molto interessanti dal punto di vista della biodegradabilita', se non fossero stati riconosciuti ufficialmente come agenti allergizzanti.
Abbiamo approfondito questa tematica con una docente di Allergologia presso l'Universita' di Medicina a Brescia, alla quale abbiamo chiesto quale importanza attribuire agli agenti allergizzanti nella detergenza.
La risposta e' stata articolata, in quanto si puo' parlare di tossicita' "acuta" per le prime fasi di sensibilizzazione, in cui i sintomi sono lievi (per le allergie dermatologiche: ponfi e irritazione della pelle), per poi passare alla tossicita' "cronica", con sintomi molto piu' fastidiosi se non gravi (dalle piaghe agli eritemi, ma si puo' arrivare allo shock nei soggetti predisposti), quando il soggetto abbia continuato l'esposizione alla sostanza senza dar peso al problema; la caratteristica piu' spiacevole di questa seconda fase e' proprio la cronicizzazione del problema, ossia la tendenza a non guarire per anni.
Ci sono casi in cui il problema persiste anche dopo la rimozione dell'agente allergizzante.
Come spesso succede in Medicina, non si puo' sapere prima se uno e' predisposto, pertanto l'ideale sarebbe evitare un'esposizione continuata agli allergizzanti.

Ci e' stato chiesto se sia tollerabile la presenza degli enzimi in un detersivo per lavastoviglie. Il nostro parere e' che i detersivi in polvere (come spesso sono i lavastoviglie) abbiano maggiore tendenza a permanere, se non sulle stoviglie, almeno nei cicli della macchina: oltre agli studi teorici, abbiamo la prova da clienti disperati per le continue otturazioni delle tubature, ad opera dei detersivi in polvere, che le tubazioni interne alla macchina tendono a raccogliere depositi di detersivo indisciolto, specialmente i tubi che contengono sempre acqua (a mo' di sifone); i clienti citati avevano infatti bisogno di prodotti liquidi, che facessero loro evitare questo problema.
Pertanto, riteniamo che i detersivi in polvere, o i loro depositi nella macchina, possano rilasciare sostanze allergizzanti, se le contengono.
Altresi', quelli liquidi o gel non danno questo problema; il nostro non contiene comunque enzimi, perche' prima di aggiungerveli (siamo in contatto con un ente di ricerca che potrebbe fornirceli, volendo) desideriamo far condurre prove di laboratorio sulla effettiva risciacquabilita' del prodotto.
Sappiamo che l'uso degli enzimi e' diffuso: risolvono un bel po' di problemi ai formulatori di detergenti, perche' sono efficaci su macchie difficili. Ma noi preferiamo risolvere i problemi tecnici senza crearne di nuovi ai consumatori.

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SUGLI OLII ESSENZIALI

E' molto comune, fra i produttori di detersivi e cosmetici ecologici, l'utilizzo di queste sostanze di origine naturale.
Purtroppo, anche queste sono allergizzanti (vedi anche D. Lgs. 193 del 03/02/2005, con l'elenco dei 26 principali allergeni), in quanto la sostanza base che compone un olio essenziale e' un terpene.
Da molto tempo ci viene richiesto di profumare i nostri prodotti - che invece attualmente sono privi di profumazione - perche' la gente e' abituata a circondarsi di profumi; la nostra ditta si e' sempre rifiutata, in quanto usare gli olii essenziali equivarrebbe ad esporre i nostri consumatori al rischio di contrarre allergie. Invece di assecondare le richieste in modo demagogico, preferiamo rimanere ferme nei nostri propositi e spiegare il perche' della nostra scelta.

In realta', come raccontava una dermatologa a una collega chimico, sono sempre piu' frequenti i casi di allergie specifiche per gli olii essenziali. Per le considerazioni su come si manifesti un'allergia e che cosa essa comporti, rimandiamo al punto precedente (Sugli enzimi).
Per venire incontro alle esigenze di una parte dei nostri clienti, stiamo per produrre l'Ammorbidente profumato, con un profumo esente da allergizzanti.

Studiando la tossicologia del d-limonene (C.A.S. 138-86-3), uno dei piu' comuni componenti di olii essenziali, abbiamo rilevato un aspetto curioso e, diremmo, esemplare.
Studi validati ne documentano l'attivita' cancerogena per alcuni animali, ma non per l'Uomo; studi recenti ne stanno anzi dimostrando l'attivita' antitumorale per l'Uomo. Si potrebbe dire: bene! Allora usiamolo pure il piu' possibile! E qui salta fuori l'altro problema: e' anche provatamente allergizzante.
E' possibile che gli scienziati riescano a mettere a punto una cura anticancro contenente limonene. Se una persona e' nel frattempo diventata allergica a questa sostanza, per la continua esposizione a cosmetici, detersivi e quant'altro che la contengano, come fara' a curarsi per il cancro con quel farmaco se il suo fisico ha ormai sviluppato gli anticorpi contro il limonene e non vuole piu' sentir parlare di questa molecola?

Conosciamo bambini che hanno dovuto cambiare il protocollo di cura della loro leucemia perche' allergici a un farmaco anticancro a base di un'altra sostanza (di origine naturale, fra l'altro); in questi casi, si spera sempre che le modifiche al protocollo (quando possibili) siano efficaci, ma lo si puo' sapere solo dopo molto tempo. Lasciamo ogni commento ai lettori.

Fra le altre cose, il limonene (e tendenzialmente anche gli altri terpeni) ha la tendenza (log Kow = 4.57 > 3) a restare assorbito nei tessuti adiposi del nostro organismo, allungando cosi' i tempi di esposizione.
L'allergenicita' puo' talvolta mostrare aspetti subdoli...

Bibliografia:
Toxnet, Pubmed, IARC, RTECS.

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Sulle analisi condotte sugli animali

Siamo sinceramente dispiaciuti per il fatto che in passato e tuttora le proprieta' tossicologiche delle sostanze vengano investigate tramite metodiche vessatorie sugli animali da laboratorio.
Queste analisi sono condotte da laboratori specializzati che le fanno per conto delle ditte produttrici di materie prime.
Quando sono disponibili, preferiamo tenere conto dei dati prodotti con tecniche in vitro su tessuti umani e/o su batteri. Queste metodiche sono allo studio di laboratori universitari avanzati, che le stanno perfezionando e diffondendo.

E' capitato che qualcuno ci chiedesse di non utilizzare sostanze nuove e quindi recentemente sottoposte ad analisi mediante animali. Noi rispondiamo toccando due aspetti, che spieghiamo qui di seguito.

Il primo aspetto riguarda molti fra i prodotti ecologici gia' presenti sul mercato. In molti prodotti di varie marche sono presenti sodio lauril solfato (o coccoil, o babassuil) e potassio coccoato in quantita' massicce, francamente ben al di sopra di qualsiasi soglia di prudenza.
La presenza di queste sostanze e' spiegata dal fatto che sono molto biodegradabili, lavano bene e, volendo, possono essere anche da commercio equo e solidale.
Per sostituire la discreta azione lavante di queste sostanze, che Bensos SI RIFIUTA di utilizzare, Bensos ha pensato di cercare sostanze nuove, con profilo tossicologico migliore.

E qui veniamo al secondo aspetto, che riguarda la possibilita' di realizzare prodotti a basso impatto ambientale che costituiscano un'alternativa reale, sotto il profilo dell'efficacia, ai prodotti convenzionali.
Si sa che un prodotto puo' essere ecologico finche' si vuole, ma se non e' efficace non lo usa nessuno, con il risultato di riportare la gente verso l'utilizzo dei prodotti non ecologici.
Ci e' sembrato di poter coniugare l'esigenza dell'efficacia con l'imprescindibile rispetto dei parametri che abbiamo prestabilito (ecologici, ecotossicologici e di tossicologia cronica per l'Uomo) selezionando sostanze nuove, sebbene di recente investigazione tossicologica.
Questo ci ha permesso non solo di proporre detersivi per l'uso domestico con caratteristiche di biodegradabilita' generalmente superiori a quelle dei prodotti gia' esistenti sul mercato, ma anche di proporre prodotti per uso professionale - settore finora inesplorato da parte di qualsiasi altra ditta in Europa - rispondenti ai nostri selettivi criteri e, nel contempo, talmente efficaci da essere paragonabili ai migliori prodotti esistenti sul mercato del professionale.
Di solito chi va in albergo, in pizzeria o al bar non si chiede con che cosa sono state lavate le stoviglie, le tovaglie o i pavimenti; chi manda i bimbi alla mensa scolastica, oppure chi ha bambini che frequentano le scuole e, come ogni bimbo, gioca o disegna sui banchi oppure si rotola giocando per terra, generalmente non si chiede quale livello di tossicita' e di bioaccumulazione possano avere le sostanze contenute nei prodotti usati (spesso senza risciacquo) sulle superfici che vengono toccate dai bambini...

Noi ce lo siamo chiesto e dopo avere approfondito e in buona parte capito l'impatto dei prodotti abitualmente utilizzati, abbiamo pensato che fosse ora di proporre qualcosa di diverso.

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