Che cosa fareste se aveste voglia di creare una formula nel modo migliore possibile che potete (la crema migliore possibile, il detergente più sano e, al contempo, più efficace per un particolare uso) ma vi dicessero che la sua produzione “costa troppo”? Ma in base a cosa? Qual è la contraddizione alla base di questo discorso? Che cos’è che impedisce a un prodotto di alta qualità di essere “vendibile” al supermercato?

In molti decidono di non produrre questo tipo di formule perché “contrarie alle leggi del mercato”, perché troppo care e quindi inadatte a essere vendute al supermercato, perché non permettono a vari operatori commerciali (i punti di logistica, i grossisti, i rivenditori, i vari rappresentanti) di avere il loro margine di guadagno, di avere soldi da investire in pubblicità e in un packaging che attiri l’attenzione del pubblico…

In realtà la Grande Distribuzione Organizzata (ossia le catene di supermercati) rappresenta una soluzione molto comoda per gli acquirenti: vista la capillarità con cui si sono diffusi questi a volte enormi punti vendita, basta uscire di casa e percorrere pochi kilometri per trovare uno o l’altro meganegozio dove acquistare praticamente tutto, con una scelta quasi infinita di marche di alimenti e generi di consumo, fra quelle più e quelle meno pubblicizzate sui media. I produttori di frutta e verdura (arance e pomodori, in primis) sono fra quelli che più risentono delle conseguenze di questa diffusione capillare: la grande concorrenza fra catene di ipermercati ha fatto sì che si siano create condizioni vessatorie per i produttori, i quali per poter vendere i loro prodotti devono accettare prezzi di vendita al ribasso, di fatto decisi dai loro clienti (gli ipermercati).

Sapevate che i famosi “sottocosto”, tanto pubblicizzati nei volantini, sono stabiliti nei contratti di fornitura e sono a carico dei produttori delle merci? Per esempio, se un produttore di frutta (ma potrebbe essere anche di detersivi) si accorda con un ipermercato per fornire la propria merce, deve accettare che alcune forniture all’anno vengano consegnate all’ipermercato a prezzo ribassato, affinché possano essere vendute “sottocosto” alla clientela; non sarà quindi l’ipermercato a farsi carico della diminuzione di introito, bensì il produttore. In più, negli anni i supermercati contrattano prezzi sempre più al ribasso, a scapito della qualità dei prodotti: nel caso delle arance, ad esempio, càpita che le aziende agricole debbano aumentare la produttività per poter vendere a prezzi più bassi, ma per far questo devono aumentare l’uso di pesticidi laddove avrebbero preferito utilizzarne meno.

Ben altra cosa sono i piccoli negozi: hanno una scelta di prodotti numericamente molto inferiore, ma proprio per questo sono più affidabili in quanto offrono prodotti già selezionati dal negoziante stesso. I piccoli negozi, tanto comuni in passato e poi per lunghi anni schiacciati dall’avvento della Grande Distribuzione, possono tornare ad essere pian piano punti di riferimento per la spesa di qualità. Anche i piccoli negozianti si rivolgono ai produttori per fornirsi di merce da vendere, ma il rapporto è più diretto, senza immense logistiche a fare da intermediari e a incidere ulteriormente sul prezzo. Il piccolo negoziante, per esempio, va direttamente all’ortomercato e sceglie la frutta migliore, senza scarti; oppure va direttamente da Bensos perché sa che offre prodotti di qualità.

Bensos ha deciso di non percorrere la via della Grande Distribuzione. Ha altresì deciso fin dall’inizio di creare le formule migliori possibili, andando controcorrente e scegliendo di sfidare i luoghi comuni e le consuetudini del mercato, proponendo al pubblico prodotti di altissima qualità con un packaging minimale, riducendo il numero di passaggi commerciali al minimo. Ecco perché non ci trovate al supermercato…

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