Nel mondo dei detergenti e dei cosmetici esistono ingredienti molto diffusi ma raramente spiegati in modo chiaro. Uno di questi è il Sodium Laureth Sulfate (SLES), un tensioattivo ampiamente utilizzato che spesso viene confuso con un’altra molecola dal nome molto simile: Sodium Lauryl Sulfate (SLS).
Online queste sostanze vengono spesso presentate come varianti quasi equivalenti, con la spiegazione semplificata in base ad un valore di “delicatezza”. In realtà, dal punto di vista chimico e tossicologico, la differenza tra queste molecole è molto più significativa.
Secondo l’esperienza formulativa della dottoressa Silvia Palladini, ricercatrice e fondatrice di Bensos, la confusione nasce spesso da una comunicazione semplificata della chimica dei tensioattivi.
Comprendere queste differenze è importante non solo per chi formula detergenti, ma anche per chi desidera capire davvero cosa contengono i prodotti di uso quotidiano.
- Cos’è il Sodium Laureth Sulfate
- In quali prodotti si trova il Sodium Laureth Sulfate
- Differenza tra SLS e SLES
- Perché l’etossilazione cambia la molecola
- Il Sodium Lauryl Sulfate e i suoi effetti biologici
- Gli studi condotti all’Università di Brescia
- Perché esiste molta confusione sulla tossicità di SLS e SLES
- Detergenti bio e non bio: cosa cambia nella scelta dei tensioattivi
- Capire la chimica per scegliere detergenti migliori
Cos’è il Sodium Laureth Sulfate
Il Sodium Laureth Sulfate (SLES) è un tensioattivo anionico, cioè una molecola capace di aiutare l’acqua a rimuovere sporco e grassi. È talvolta denominato Lauryl Ether Sulfate nel gergo dei produttori di materie prime (da non confondersi con il Sodium PPG-16/PEG-2 Lauryl Ether Sulfate).
La sua struttura possiede due parti:
- una parte idrofila, che si lega all’acqua
- una parte lipofila, che si lega alle sostanze oleose
Quando il detergente entra in contatto con lo sporco, queste molecole formano micelle, strutture microscopiche che inglobano grassi e residui permettendo all’acqua di eliminarli durante il risciacquo.
Il Sodium Laureth Sulfate viene ottenuto tramite etossilazione dell’alcol laurilico (anche di origine naturale), seguita dalla solfatazione della molecola. Questo passaggio modifica in modo significativo il comportamento chimico del tensioattivo.
In quali prodotti si trova il Sodium Laureth Sulfate
Grazie alla sua efficacia detergente, il Sodium Laureth Sulfate è uno dei tensioattivi più utilizzati nelle formulazioni detergenti.
Può essere presente in molti prodotti di uso quotidiano, tra cui:
- detersivi per piatti
- detergenti per la pulizia della casa
- shampoo
- bagnoschiuma
- saponi liquidi
- detergenti per il corpo
- detergenti industriali
In molte formulazioni agisce come tensioattivo primario, cioè la sostanza responsabile della principale azione detergente del prodotto.
Differenza tra SLS e SLES
La confusione tra queste sigle deriva principalmente dalla somiglianza dei nomi chimici.
Sodium Lauryl Sulfate (SLS)
È un tensioattivo ottenuto dalla solfatazione dell’alcol laurilico.
Sodium Laureth Sulfate (SLES)
Deriva dall’etossilazione dell’alcol laurilico prima della solfatazione.
La presenza o l’assenza dell’etossilazione modifica in modo sostanziale la struttura della molecola e il suo comportamento chimico.
Perché l’etossilazione cambia la molecola
Molti articoli online affermano che lo SLES sarebbe semplicemente una versione più delicata dello SLS. Questa spiegazione è molto diffusa ma non è scientificamente precisa.
Secondo la dottoressa Silvia Palladini:
l’etossilazione non rende soltanto la molecola più delicata, ma ne modifica profondamente la reattività chimica.
Questo processo detossifica la molecola, rendendola non mutagena e non tossica per il ciclo riproduttivo.
Per questo motivo il Sodium Laureth Sulfate possiede un profilo tossicologico completamente diverso rispetto alla molecola non etossilata.
Il Sodium Lauryl Sulfate e i suoi effetti biologici
Il Sodium Lauryl Sulfate (SLS) è invece una molecola non etossilata con un comportamento chimico molto più aggressivo.
La sua struttura gli permette di dissolvere facilmente i lipidi, motivo per cui è molto efficace nella rimozione dello sporco. Tuttavia i lipidi non sono presenti solo nello sporco, ma anche nelle membrane cellulari e nella barriera cutanea.
Per questo motivo lo SLS può:
- alterare i lipidi dello strato corneo
- aumentare la permeabilità cutanea
- provocare secchezza e irritazione
In dermatologia sperimentale il Sodium Lauryl Sulfate viene utilizzato proprio per indurre irritazione cutanea controllata nei test scientifici sulla barriera della pelle.
Gli studi condotti all’Università di Brescia
Le differenze tra tensioattivi solfati sono state analizzate anche in studi condotti presso l’Università degli Studi di Brescia, che hanno evidenziato come la modifica strutturale introdotta dall’etossilazione cambi in modo significativo il comportamento e il profilo tossicologico delle molecole.
Anche i dati presenti in banche dati tossicologiche internazionali, come RTECS (Registry of Toxic Effects of Chemical Substances), indicano criticità associate alle molecole non etossilate.
Queste evidenze confermano che SLS e SLES non possono essere considerati equivalenti, nonostante la somiglianza del nome.
Perché esiste molta confusione sulla tossicità di SLS e SLES
La comunicazione online sui tensioattivi è spesso polarizzata tra due posizioni opposte.
Da un lato esistono contenuti che minimizzano completamente i problemi associati allo SLS, presentandolo come una sostanza sempre sicura. Dall’altro lato circolano affermazioni allarmistiche che attribuiscono alla molecola effetti estremi non supportati da evidenze scientifiche.
La realtà è più complessa.
Il Sodium Lauryl Sulfate non è classificato come cancerogeno, ma possiede un comportamento chimico biologicamente aggressivo, che può alterare la barriera cutanea, causare irritazione e danni cellulari.
Comprendere questa distinzione è fondamentale per evitare sia semplificazioni fuorvianti sia interpretazioni sensazionalistiche.
Detergenti bio e non bio: cosa cambia nella scelta dei tensioattivi
Quando si parla di detergenti ecologici o biologici, la scelta dei tensioattivi diventa un elemento centrale della formulazione.
Nei detergenti convenzionali l’obiettivo principale è spesso ottenere elevata efficacia detergente e costi contenuti, motivo per cui vengono utilizzati tensioattivi molto performanti dal punto di vista chimico.
Nelle formulazioni ecologiche o certificate bio, invece, la selezione delle materie prime segue criteri più restrittivi che possono includere:
- valutazione del profilo tossicologico delle molecole
- biodegradabilità
- origine delle materie prime
- impatto ambientale delle formulazioni.
Questo approccio richiede un lavoro formulativo più complesso, perché i detergenti devono mantenere efficacia nel lavaggio senza compromettere la sicurezza delle sostanze utilizzate.
Nel laboratorio di Bensos, guidato dalla dottoressa Silvia Palladini, la scelta dei tensioattivi parte proprio da questa analisi scientifica delle molecole.
Capire la chimica per scegliere detergenti migliori
Il caso di SLS e SLES dimostra quanto sia facile semplificare eccessivamente la chimica dei detergenti.
Nomi molto simili possono nascondere differenze strutturali e tossicologiche sostanziali.
Per questo motivo, quando si parla di detergenti ecologici, la vera domanda non dovrebbe essere solo quali ingredienti evitare, ma quali molecole vengono utilizzate e perché.
È proprio su questa attenzione scientifica che si basa il lavoro di ricerca e sviluppo di Bensos.



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