Biodegradabilità rapida e persistenza nell’ambiente: due opposti a confronto

Ogni sostanza, che sia ingrediente di un detersivo o componente di altri prodotti, ha proprietà specifiche; fra esse ci sono le caratteristiche chimico-fisiche, che riguardano le funzioni tecniche utili (per es.: le funzioni sgrassante, conservante, etc.), e le caratteristiche ecologiche e tossicologiche, che invece riguardano il loro comportamento nell’ambiente e quando entrano a contatto con il nostro corpo.

Fra le proprietà inerenti l’impatto ambientale, una delle più importanti è l’attitudine o meno a diventare cibo per i microorganismi biodegradatori che normalmente esistono nell’ambiente, oltre a essere presenti in forma concentrata nei depuratori. Questa proprietà viene chiamata biodegradabilità, che acquista interesse solo se si manifesta in tempi ristretti (pochi giorni) ed è quindi definita rapida. Se una sostanza viene degradata troppo lentamente, oppure non viene degradata affatto, è invece persistente.

Le sostanze completamente inerti, come possono essere i minerali che formano la sabbia, non sono biodegradabili, ma non hanno alcun impatto sull’ambiente e non danno problemi. Invece, le sostanze non inerti, che tendono a modificare l’ambiente circostante, possono creare problemi se i microorganismi non riescono a smaltirli. Fra queste sostanze vi sono: tensioattivi ed emulsionanti, che hanno lo scopo di staccare lo sporco da tessuti e superfici e portarlo in soluzione acquosa affinché venga sciacquato via; sequestranti, che catturano le particelle che formano il calcare e impediscono loro di disturbare il lavaggio dello sporco;  conservanti, ma anche coloranti e perlanti, antirideponenti, profumi, solventi detti “carriers” che servono per tenere in soluzione i profumi, enzimi, sbiancanti ottici, coloranti specifici detti “azzurranti”, disinfettanti, inibitori di catalasi … e chi più ne ha più ne metta!

A parte i tensioattivi (che dal 2005 devono essere biodegradabili rapidamente, in osservanza del Reg CE/648/2004), molte di queste sostanze non sono biodegradabili o lo sono molto lentamente. Ecco alcuni esempi: sodium etidronate (sequestrante), zeolite (sequestrante), EDTA (sequestrante), CMC/carboxymethylcellulose (antirideponente), hydroxyethylcellulose (addensante), 2-bromo-2-nitropropane-1,3-diol (conservante), triclosan (disinfettante), candeggina/varechina/sodio ipoclorito (sbiancante, disinfettante), FWAs/Fluorescent Whitening Agents (sbiancanti ottici). Queste e molte altre sostanze rimangono nell’ambiente, penetrando nelle falde acquifere e nel suolo, continuando a svolgere la loro azione specifica e alterando le condizioni di vita degli ecosistemi. Alcune in particolare sono pure tossiche a lungo termine, il che le rende preoccupanti anche in ragione della loro persistenza nell’ambiente.

Da sempre, Bensos segue Criteri rigorosi di esclusione delle sostanze non biodegradabili e di quelle tossiche a lungo termine. In base a questi Criteri e solo a questi, rifiutando qualsiasi logica di mercato che vada contro di essi, vengono realizzati tutti i prodotti: sia quelli di pulizia sia i detergenti e le creme per il corpo.

 


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