Specialmente in ambito ecologico, si sente spesso parlare di “ritorno alle origini”, dando per scontato che, nel passato, le mansioni quotidiane come il lavare si svolgessero senza inquinare. Ma… era davvero così? Per tutti gli aspetti o solo per alcuni? E gli aspetti ecologici sono applicabili anche adesso? Proviamo a capire…

Nell’antichità, il lavaggio di vestiti e lenzuola era molto meno frequente rispetto ad ora. Il sapone veniva creato facendo bollire grassi animali e olii con acqua e soda o cenere e veniva utilizzato per lavare a mano con il proverbiale “olio di gomito”, sbattendo ripetutamente e sciacquando poi al fiume i tessuti, lasciati infine ad asciugare stesi su prati e muretti. Una pratica ulteriore, indicata anche per uccidere i parassiti che in passato infestavano pagliericci e materassi di foglie, era quella di immergere nella lisciva o liscivia (acqua e cenere di legna, che danno una miscela piuttosto aggressiva) direttamente i tessuti e farli bollire. Lenzuola e vestiti erano in cotone pesante o in lino, caratterizzati da filati resistenti e un po’ grezzi, non molto confortevoli.

Questi tipi di lavaggio erano senz’altro più ecologici rispetto alla media di quelli attuali, in quanto non lasciavano residui inquinanti nell’ambiente. Tuttavia si utilizzava necessariamente acqua molto più calda di adesso, addirittura bollente (100°C, altrimenti la lisciva non è efficace); anche il sapone ha bisogno di acqua bella calda, per rimuovere lo sporco grasso. Queste condizioni non sono molto ecologiche, se pensiamo al consumo energetico associato alla bollitura di quantità ingenti di acqua. A dirla tutta non sono applicabili alla maggior parte dei tessuti odierni, che compongono i nostri vestiti e anche le lenzuola. Proviamo a pensare di lavare con la lisciva, a 100°C di temperatura, camicie e magliette, pile e felpe sintetiche, lenzuola e tovaglie dei giorni nostri… che cosa rimarrebbe, alla fine del lavaggio? Con tutta probabilità i tessuti in cotone si restringerebbero, i colori stingerebbero e gli indumenti in fibra sintetica sarebbero… da buttare!

Dagli anni 1930-’40, nei Paesi industrializzati si diffusero i detersivi, contenenti tensioattivi e altre sostanze, il cui uso era compatibile con il lavaggio in lavatrice; in particolare, fino agli anni ’60 gli agenti lavanti principali erano i tensioattivi denominati ABS (branched alkylbenzen sulphonates), poi aboliti soprattutto perché non sono biodegradabili e persistono nell’ambiente; purtroppo sono ancora molto utilizzati nei Paesi in via di sviluppo.

Ai giorni nostri che cos’abbiamo, in Europa e in Italia in particolare? La maggior parte dei detersivi sul mercato contiene tensioattivi biodegradabili (per merito di una legge europea, il Reg CE/648/2004) ma un sacco di altre sostanze non ecologiche, per non parlare degli allergeni e delle sostanze dotate di tossicità “subdole” (a lungo termine). Passi avanti importanti sono stati fatti da piccole aziende versatili, come Bensos, con grandi ideali e grande desiderio di fare qualcosa di utile per l’ambiente, uniti all’amore per lo studio e per gli approfondimenti scientifici.

Per esempio, detersivi come il Lavabiancheria e il Capi Delicati permettono di lavare indumenti e biancheria per la casa a basse temperature (anche a 20-25°C) in lavatrice, rispettando i tessuti anche in fibre tecniche, senza lasciare alcun residuo non biodegradabile nell’ambiente. A questi prodotti si possono abbinare vari “aiuti” per la sbianca, come l’Additivo Smacchiante, o per la rimozione di macchie particolari, come il Sapone di Marsiglia Liquido, lo Sgrassatore e altri, tutti accomunati dal fatto che – al pari degli antichi saponi e liscive – non danneggiano l’ambiente; in più, i prodotti Bensos non contengono allergeni né sostanze tossiche a lungo termine. E sono studiati per lavare con efficienza anche a basse temperature.

Il progresso tecnico sia dei detergenti sia delle fibre permette, in un certo senso, di “chiudere il cerchio”: si torna alle origini per impatto ambientale, che viene abbassato al minimo, senza però dover tornare a bollire le vecchie, durissime fibre tipiche delle lenzuola e dei vestiti dei nostri bisnonni…

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